5 marzo 2017

Capitani coraggiosi




Oscar Farinetti, 59 anni, fondatore nel 2004 di Eataly, catena mondiale di grandi superfici dedicata all'eccellenza italiana nell'alimentazione e nella ristorazione, e socio di numerose aziende di produzione di cibi e bevande di qualità, racconta in Storie di coraggio (ed. Mondadori, 2013) 12 suoi incontri con i grandi italiani del vino: persone coraggiose che hanno investito, non solo denaro, su terreni altrimenti destinati all'abbandono o ad una devastante speculazione edilizia.

E raggiungendo le vette dell'eccellenza nel mondo. “E' facile imparare a diventare coraggiosi – sostiene - Il metodo migliore è guardare a storie di coraggio di persone normali che attraverso il coraggio sono diventate speciali.... Questa Italia ha bisogno di coraggio.” 



Carole Bouquet
Ma non sono solo italiani i coraggiosi nel Bel Paese. L'attrice francese Carole Bouquet, madrina del "Salone del Vino" a Torino e vignaiola in quel di Pantelleria con il compagno Gerard Depardieu, è a caccia di nuovi vigneti per incrementare la sua attività: "sto cercando terreni al Sud - ha detto a Wine News senza rivelare su quali regioni si sia concentrata la sua attenzione - per produrre un vino rosso, come piace a me. In Sicilia sono proprietaria di una decina di ettari, di cui otto coltivati a vite. Sono entrata in punta di piedi nel mondo dell'enologia - ha proseguito l'attrice - sapendo che qualcuno avrebbe potuto essere diffidente nei confronti dei vini prodotti da un'attrice, ma ho superato l'esame della critica e sono felicissima che il Passito di Pantelleria Carole Bouquet piaccia. Andrò avanti, ma non in Francia: scelgo l'Italia perché voglio avere il pretesto di tornare spesso nelle città che amo, Roma e Palermo".
In questi decenni il nostro Paese è stata terra di conquista, non sempre per capitani coraggiosi ma per pirati speculatori che hanno razziato quanto di meglio la nostra manifattura produceva, lasciando macerie economiche, ambientali e occupazionali: basti citare il caso degli Acciai Terni da parte della tedesca Krupp, oppure quello degli Elettrodomestici ex Indesit dell'americana Whirlpool,

svuotati delle produzioni di eccellenza per le quali eravamo riconosciuti nel mondo. Ma l'Italia non ha visto solo questo.
 
Lamborghini
Nella meccanica abbiamo avuto il gruppo Audi che ha consentito a storici marchi di eccellenza di non scomparire, come è successo a tanti altri: oggi Lamborghini e Ducati hanno recuperato prestigio e risultati economici, assicurando quel forte legame col territorio che significa piena occupazione. Riuscireste d'altronde ad immaginare una Urraco fatta in Romania o una 899 Panigale in Cina? Direi impossibile.

Ma anche nella distribuzione moderna un grande contributo allo sviluppo italiano lo hanno dato gruppi francesi come Carrefour o Leclerc, creando con i loro punti vendita nuova occupazione, sviluppo edile e non ultimo, praticità e convenienza per il consumatore italiano. Facendo passare la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) dal 15% della fine degli anni '90, ad oltre l'80% di oggi sul totale delle Vendite Food & Non Food. 


Supermercato Carrefour
Qualcuno dirà “ma abbiamo perso i piccoli negozi...”: è vero, ma moltissimi, ad esempio nel settore alimentare come nell'abbigliamento, si sono convertiti alla Qualità, divenendo punti gourmand delle specialità nostrane, riuscendo così a sottolineare ancora una volta ciò che è distintivo dell'Italia nel mondo: la Qualità.

Recuperando sui Margini di contribuzione su ogni singola unità venduta. E lasciando, quindi, alla GDO il guadagnare (poco) sulle quantità vendute.


un negozio di prelibatezze italiane
Oggi si può investire in Italia perché abbiamo l'esperienza non comune della Qualità, come nella meccanica di precisione: basti citare la lombarda Brembo, la VGA di Bitonto o la MBA di Trani, tra i leader mondiali indiscussi. Non in vendita ora ma forse in futuro bisognose di denaro fresco per poter continuare a crescere.
Ma investire in Italia non riguarda solo la Manifattura.

Nei Servizi abbiamo tanti casi di contaminazione metodologica d'oltralpe con la estrosità italiana: gruppi de l'hotelerie americani come la Starwood (che significa Le Meridien, Loft, Four Points, Westin, The Luxury Collection, W Hotels, Sheraton, St. Regis, Element), recentemente fusasi con la Marriott divenendo il più grande ed esteso gruppo alberghiero mondiale, hanno recuperato prestigiosi ma decadenti edifici riportandoli all'antico splendore a Roma, Milano come nel Salento o in Sicilia. Valorizzando le nostre risorse umane con un orizzonte mondiale.

O nelle Assicurazioni, dove AXA ha giocato un ruolo da protagonista nel far scoprire nuove e competitive formule ai riottosi italiani.
Si può investire da noi, purché l'Italia sappia coniugare Qualità con Occupazione: Eccellenza nella ricerca e produttiva con l' Alto Valore Aggiunto della mano d'opera.

Ma la Politica deve tenere un ruolo di regolazione e controllo virtuoso.


Rolls Royce cabriolet
La Gran Bretagna negli anni '80 produceva automobili per 350/400.000 unità con marchi sempre più deboli. Sono arrivati giapponesi, tedeschi e (udite udite) indiani. Ma anche una legislazione che ha garantito il mantenimento in Regno Unito della produzione (e quindi dell'occupazione) di marchi storici come Rolls Royce o Mini (BMW), Bentley (VW), Land Rover e Jaguar (TATA). Oggi si producono oltre 1 milione di unità.

Questa è la sfida nella quale siamo già dentro da un pezzo: non solo con Coraggio, ma con la consapevolezza del nostro Valore. In punta dei piedi, perché il nostro territorio è prezioso e fragile. Ed in prestito dalle future generazioni.
 

Testimonianze e dati di chi ha investito con successo in Italia, anche dalla Francia, diventano così patrimonio di tutti” afferma il Direttore della Camera di Commercio italiana di Nizza e Costa azzurra, Agostino Pesce.
”Per questo il 7 marzo, insieme alla testata francese 
TRIBUNE BULLETIN, ospiteremo nella nostra sede di Nizza un incontro sul tema, con imprenditori italiani e francesi”


            Andrea De Petris


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