20 ottobre 2015

Intervista a Paul Barelli, Presidente del Club de la Presse 06 - Méditerranée



DOMANDA: Chi è Paul Barelli
RISPOSTA: Sono un giornalista, da tantissimi anni, quasi una vita. All'inizio della mia carriera sono stato per molti anni giornalista alla radio sia a Montecarlo che qui a Nizza, ed è stata un'esperienza importante perchè quando gli ascoltatori hanno  modo di parlare in diretta alla radio si esprimono con maggiore sincerità, certamente con meno filtri rispetto a quello che davvero pensano. La carta stampata spesso deve fare i conti con censure, equilibri politici da tenere in conto, perde l'immediatezza della parola, che è propria della radio. Poi per tanti anni sono stato corrispondente qui a Nizza per la testata Le Monde. Nel 1997 è nato il Club de la Presse06 che riunisce giornalisti e persone dell'ambito della "comunicazione" e desidera porsi come soggetto importante per le decisioni che verranno prese nel nostro Dipartimento 06 e, ad oggi, conta circa 200 aderenti. Come indicato dal logo, 06 Méditerranée sta a significare una vocazione a sviluppare contatti con giornalisti dell'area del Mediterraneo a cominciare dagli amici italiani, Algeria, Egitto, Grecia, Israele, Marocco, Tunisia, Turchia, Spagna, Portogallo e Slovenia.  Il Club desidera favorire contatti professionali e di amicizia tra giornalisti, francesi e non, difendere l'etica del nostro lavoro, favorire un buon utilizzo dei media ed avvicinare i giornalisti ai cittadini. Ne sono stato per anni il Presidente, con mandato rinnovato ancora nel giugno 2014.


D: Pensa ci siano delle differenze tra il modo di esercitare la professione del giornalista in Italia rispetto alla Francia ?
R: Penso che tutt’oggi in Italia ci sia una grande scuola di giornalisti e delle grandi testate giornalistiche e che l’Italia sia stata colpita dalla moltiplicazione dei canali televisi, e molti di bassa qualità. Questo, cosi come il fatto di essere spesso "condizionata" non é stato un buon esempio per la stampa italiana ma se si pensa alla televisione popolare in Italia, questa non é di certo rappresentata dal giornalismo.
La stampa ha avuto un ruolo storico in Italia ma nel confronto con quella francese troviamo molte differenze a partire da quelle ideologiche a quelle strettamente culturali conseguenza di posizioni geografiche diverse. Noto che spesso i giornalisti francesi scrivono della realtà italiana senza conoscerla bene, così come i colleghi italiani si lanciano in analisi del contesto francese che mi lasciano perplesso. Proprio per questo tengo molto a valorizzare tutti i possibili scambi tra giornalisti francesi ed italiani, a partire dal fatto che siamo in un territorio di confine peraltro così importante. Ho proprio l'intenzione di rafforzare i contatti tra colleghi, sensibili e disposti a dialogare senza preconcetti, perchè la stampa deve fare al meglio il suo mestiere sia essa in Italia o in Francia.

D: Come vede la situazione economica francese ed europea
R: C’é una crisi che si protrae da molti anni, una difficoltà del governo francese – di destra o sinistra esso sia – a far passare le riforme e credo che il nodo centrale sia il costo del lavoro.
Le piccole-medie imprese sono soffocate dal sistema attuale e tale sistema é la testimonianza dei vantaggi sociali che sono caratteristici della Francia per questo motivo si dovrà rivedere il sistema economico, dai rimborsi sanitari in poi, per poter ripartire e avere come priorità le 63 milioni di persone presenti in Francia. Sono problemi che la Francia si porta dietro da troppi anni, come si dice "nessuno ha preso il toro per le corna".
Il costo per assumere un dipendente é molto gravoso per una impresa per questo motivo si dovrà cercare di creare un surplus nonché cambiare la mentalità francese che é ancora legata a una visione corporativa piuttosto che collettiva.
Io non sono un’esperto di economia, sono piuttosto pro-Europa, ma spesso osservo  che a Bruxelles molti burocrati non tengono in dovuta considerazione la sofferenza di gran parte degli abitanti europei, la situazione della classe media che é in difficoltà e troppe persone dispongono di mezzi limitati per vivere e credo occorrano scelte più coraggiose. Il lavoro è il vero problema dell'Europa, del resto trovo molto inquietante la situazione di precarietà anche nella nostra professione di giornalisti. Ancor più, in questo contesto, i giornalisti devono fare il proprio mestiere, informare, analizzare e criticare, se necessario, le scelte della politica.
Penso anche che dal punto di vista economico non si possa dire che siamo al sicuro, ci sono tutti i giorni dei rischi, il sistema bancario si é autoprotetto ma non mi sbilancio per previsioni future.

D: Cosa pensa dei rapporti economici tra Europa ed America
R : Penso che attualmente entrambi guardino ai propri interessi, peraltro che ci sia una relazione amicale con la Francia e che la presidenza di Barack Obama abbia portato nuove speranze è innegabile. Il Presidente Obama però ha avuto ed ha enormi difficoltà a realizzare quelle riforme che erano da lui così fortemente volute, e che non ha, ad oggi, attuato per ostacoli politici interni e per un contesto economico difficile, per cui non mi sento di fare pronostici.

D: Quale é il rapporto tra la Camera di Commercio Italiana di Nizza e il Club de la Presse06?
R: Da numerosi anni abbiamo ottimi rapporti con gli amici della Camera di Commercio Italiana di Nizza, abbiamo stima delle persone che ci lavorano ed io sono molto amico del Direttore, Agostino Pesce. Diciamo che per noi la Camera di Commercio è un'apertura verso l’Italia, verso una realtà vicina che apprezziamo e desideriamo conoscere sempre meglio.
Dato che considero molto importanti i rapporti umani, essere sotto lo stesso tetto avvantaggia tutti noi, ed è per questo che da maggio di quest'anno condividiamo uno spazio di lavoro comune, con l'augurio che aumentino ancor più le occasioni di scambio lavorative e, perchè no, anche amicali.

D: Cosa si augura nel futuro prossimo per la Camera di Commercio Italiana di Nizza e per voi, Club de la Presse06 ?  
R: Conto che si intensifichi la collaborazione con giornalisti italiani, proprio con l'azione determinante della CCINICE, desidero anche intensificare le relazioni tra il Club de la Presse06 ed i colleghi giornalisti di tutti i paesi della zona mediterranea, zona strategica dal punto di vista geo-politico. Vi sono già contatti con tutti i paesi  che si affacciano sul Mediterraneo ma bisogna riattivarli, partecipando a congressi, ed incontri multilaterali perchè il maggior rischio della nostra professione è  lavorare isolati nel proprio comodo spazio piuttosto che dialogare con persone dei paesi vicini, siano essi Italia o paesi dell'intero Mediterraneo.





Ringraziamo Paul Barelli per la sua testimonianza.


A cura di Massimo Felici


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