26 giugno 2015

Intervista a Sergio Caputo

Reduce da un tour che lo ha portato in giro per l'Italia e alla vigilia di un nuovo giro di concerti estivi, abbiamo incontrato Sergio Caputo, affermato chansonnier italiano dai primi anni '80, con il suo stile inconfondibile che affonda le radici nel jazz e spazia nei ritmi latini, e con un uso insolito e innovativo del linguaggio letterario.

DOMANDA: Sergio, in vacanza in Costa azzurra, sei venuto a vedere se ci sono “i fichi d'india nella terra natia” di Garibaldi, nato a Nizza, come canti in uno dei tuoi storici pezzi, Garibaldi innamorato? 
RISPOSTA: Assolutamente sì. In Garibaldi c'è l'idea dell'Italia intera, da Giovanni Verga e Pirandello, alle onde del mare che ti porta via, il mare degli esploratori, dei pirati e degli avventurieri che hanno inventato il bel paese. C'è Salgari ma anche Casanova. Garibaldi era un gran seduttore, si è inventato una rivoluzione in Sud America perché amava le donne di quelle parti; per poi tornare in terra natia, combattere a modo suo e finire - suo malgrado - nelle piazze di tutte le città come immagine mondiale dell'utopia realizzabile.

D: Raccontaci in breve la scoperta di questa tua passione per la musica e per il jazz in particolare?
R: A tredici anni mi hanno regalato la prima chitarra, un pezzo di legno insuonabile, che però è diventata una passione. Il jazz lo sentivo alla radio, big band come l'orchestra della RAI che apriva ogni trasmissione radio e TV.  Poi appena conquistata l'autonomia (alias: patente più macchina) il girare ogni sera per i club romani ad ascoltare jazz dal vivo.

D: Quali sono state le contaminazioni di sound più forti nella creazione del tuo stile, ormai divenuto peculiare ripensando non solo a Garibaldi innamorato o Sabato italiano,  ma ai pezzi della tuo recente album POP Jazz and LOVE?
R: Il jazz è una branca della musica moderna - che paragono in arte al cubismo - e come tale ha numerose anime. Come un grande fiume con parecchi affluenti. C'è dentro il blues, lo swing, la bossa, la salsa, il lounge... tutto confluisce nel jazz, che si può esprimere - fra i binari di una struttura - soprattutto in improvvisazione. POP JAZZ AND LOVE è una ridefinizione del mio stile musicale, con tutti gli elementi che costituiscono il mio marchio di fabbrica.  Musica facile da ascoltare, ma che richiede grande conoscenza stilistica senza cedere al virtuosismo.




D: Perché in quest'ultima realizzazione molti inediti in inglese? 
R: Ormai la musica è globale, e la lingua globale della musica è l'inglese. Io ho vissuto 12 anni in USA, facendo la mia musica a contatto con le radici musicali sulle quali è cresciuta. È anche un desiderio di comunicare con un'audience più vasta.  Non vuol dire abbandonare l'italiano, vuol dire fare arte italiana che possa essere compresa anche fuori Italia. Garibaldi insegna.

D: Trovi affinità nella tua musica con quella di alcuni chansonnier francesi? Quali i tuoi preferiti? 
R: Assolutamente, Serge Gainsbourg. Ci sono inoltre parecchi parallelismi fra le motivazioni ispiratrici della sua vita e quelle della mia.

D:Il tuo pubblico in Francia ti segue, a quando un concerto da queste parti ? Magari nell'edizione 2016 del Nice Jazz Festival
con un inedito in versione francese? 
R: Sarebbe bellissimo. Ho già un nucleo di band a Parigi che non vedo l'ora di utilizzare.

D: Ti rivedremo presto  a “Bazzicare sul lungomare” di Nizza, magari dipingendo qualche soggetto grazie al tuo secondo talento, la pittura? 
R: Mi hai beccato! io sono anche un pittore, e sicuramente la Costa Azzurra ha ospitato e ispirato alcuni fra i più grandi artisti dell'era moderna. Spero ciò possa influire anche su di me.  I colori e la luce di questi luoghi sono unici al mondo, e infatti sto lavorando - in parallelo con la musica - ad una mostra dei miei dipinti e delle mie sculture.
Chissa?...

…. è una promessa.

In attesa di sentirlo dal vivo nell'edizione 2016, godiamoci la buona musica dell'edizione 2015 del Nice Jazz Festival, che si terrà dal 7 al 12 luglio nell'Arena “Théatre de Verdure” ai giardini Albert 1er
( www.nicejazzfestival.fr)




Potete consultare la biografia di Sergio Caputo a questo link www.sergiocaputo.com e ascoltare alcuni pezzi:
Garibaldi Innamorato
Sabato italiano
I love the sky in september
C'est moi l'amour
bazzicare il lungomare ( Pubblicato il 19 mar 2015 , POP JAZZ AND LOVE )

a cura di Andrea De Petris

24 giugno 2015

"Vivere, lavorare ed inserirsi in Francia": per orientarsi in Francia e in Costa Azzurra








Oggi vorremmo segnalarvi la pubblicazione della guida "Vivere, lavorare ed inserirsi in Francia", a cura di Bruno Capaldi.
La guida vuole essere uno strumento di orientamento per quegli italiani che desiderano stabilirsi in Francia, o che si sono già trasferiti senza tuttavia aver maturato la consapevolezza delle ricadute pratiche che questo passo comporta.

La guida si divide in 4 capitoli che affrontano le principali aree di interesse per i cittadini italiani.
Nel primo capitolo si parte con una panoramica sulla situazione demografica (si calcolano circa 33.000 italiani residenti nella regione, di cui 10.000 nella città di Nizza) e sulla presenza delle istituzioni italiane presenti nella Circoscrizione  Consolare di Nizza, dal Consolato Generale (con gli enti collegati), alla Camera di Commercio Italiana di Nizza, fino ai patronati e alle associazioni.
Molto importante il secondo capitolo, sul tema dei diritti e dei doveri dei cittadini italiani residenti in Francia, che devono osservare regole specifiche in vigore in entrambi i paesi, in merito al diritto di soggiorno, al diritto di voto e all'assitenza sanitaria.
Il testo affronta poi le problematiche relative al lavoro, al welfare, al fisco e alla vita pratica, dall'aprire un conto in banca all'istruzione dei figli. In appendice trovate un elenco completo degli indirizzi utili.

La guida  "Vivere, lavorare ed inserirsi in Francia" è distribuita gratuitamente e potete trovarla nelle sedi del Comites e del Consolato Generale d'Italia, al 72 di Boulevard Gambetta a Nizza e al desk della Camera di Commercio Italiana di Nizza, 11 di Avenue Baquis a Nizza.

Potete inoltre consultarla direttamente sul sito web del Comites al seguente link guida on line.


A cura di Cinzia Corbetta


9 giugno 2015

Intervista ad Ambrogio Invernizzi, Patron della INALPI SpA





Durante lo svolgimento del salone L'Italie à Table, abbiamo intervistato Ambrogio Invernizzi, Patron della INALPI SpA, uno dei principali partners della manifestazione.

DOMANDA: Che cosa pensa dell'attuale situazione economica europea
RISPOSTA: Dopo gli anni difficili siamo di fronte ad un anno che potrebbe davvero rappresentare la ripresa, per una serie di motivi. L'euro un po' più debole, la liquidità prodotta dalla BCE, i costi dell'energia (petrolio) in ribasso, possono rendere competitiva l'Europa verso le altre aree del mondo, quindi maggiori esportazioni e maggiore reddito disponibile anche per i consumi interni.

D: Cosa pensa del mercato francese
R: Il mercato francese è molto interessante perché i francesi hanno una notevole cultura culinaria, sanno riconoscere la qualità dei prodotti, per questo credo sia davvero una grande opportunità per l'industria alimentare italiana.

D: Breve storia della INALPI
R: L'INALPI nasce nel 1966, di lunga tradizione lattiero-casearia dal 1800, i nostri avi erano della Svizzera tedesca e sono arrivati in Valsassina. Erano già allevatori in Svizzera e sono giunti in Italia ingaggiati come Lanzichenecchi ma, appena attraversato il confine, hanno incontrato delle giovani donne e... si sono fermati li, senza più andare a Roma.
Hanno quindi proseguito la loro tradizione di allevare mucche, mungere e fare formaggi.
Abbiamo rinvenuto scritti del 1820, in cui preti della zona ringraziavano per l'ottimo stracchino che veniva loro donato...
Negli anni sessanta mio padre è andato a lavorare per una multinazionale del settore in giro per il mondo, nord Europa, Stati Uniti e Svizzera. Poi è rientrato in Italia per dirigere lo stabilimento di Moretta (Cuneo) dell'azienda, ed ha anche incontrato mia mamma.
Dopo tanti anni da dipendente, ha deciso di dimettersi, ed ha fondato l'INALPI nel 1966.

D: Quali sono i punti di forza dell'INALPI
R: Crediamo in alcune massime, cito Darwin che diceva "Della specie non è il più forte a sopravvivere, né il più intelligente, ma il più reattivo al cambiamento".
E noi pensiamo di essere molto reattivi ai cambiamenti, poi abbiamo tre principi: crediamo che un prodotto debba essere giusto, ovvero avere un giusto rapporto con i fornitori, che non vanno messi in condizione di difficoltà per non rischiare cadute di qualità del prodotto in entrata, giusto verso i clienti e con un prezzo trasparente per fare loro comprendere quali sono i nostri costi e che ciò che pagano è un prezzo per il valore del prodotto. Deve poi sentirsi il buon gusto del latte alpino piemontese, deve poi essere sicuro, tenuto conto che il nostro prodotto va soprattutto ai bambini quindi dobbiamo controllare il 100% del prodotto in entrata e ugualmente il prodotto finale.

D: Quali sono i prodotti di punta
R: I prodotti di punta per l'alto consumer sono essenzialmente tre, il burro chiarificato, il burro 82, le fettine e i formaggini a base di latte piemontese. Stiamo poi per lanciare entro qualche mese un nuovo prodotto, ora in fase di test, che sarà la mozzarella per pizzeria.

D: Ho visto immagini di un modernissimo stabilimento, è un notevole investimento ed una grande sfida
R: E' stato un investimento importante, necessario per mantenere il livello di qualità dei prodotti destinati alle grandi multinazionali che utilizzano i nostri prodotti di base. Le grandi aziende italiane ed estere europee, soprattutto produttrici di latte in polvere e di cioccolato, hanno la garanzia di un prodotto controllato al 100%.

D: Che aspettative ha INALPI rispetto al mercato francese
R: In Francia al momento abbiamo l'aspettativa di vendere i nostri prodotti tramite distributori, costruendo una distribuzione per spiegare i nostri principi, il giusto, il buono ed il sicuro per fare conoscere il buon latte alpino del Piemonte.

D: Qual'è il rapporto con la Camera di Commercio Italiana di Nizza
R: Noi siamo convinti che il Sistema Italia abbia bisogno di organizzazioni che possono servire da hub per costruire insieme le relazioni sul mercato. Il grande errore dell'Italia e degli italiani è di essere individualisti, invece penso che con un sistema organizzato, tutti quanti insieme, si possa crescere meglio, fare conoscere i valori nazionali all'estero.

D: Chi è Ambrogio Invernizzi
R: Un ragazzo cui piace scherzare, mi piace anche osare, rischiare sempre con una visione strategica, cercare di vedere oltre. Per fare impresa occorre avere senso pratico,  avere i piedi per terra ma anche avere la testa fra le nuvole...

Grazie ad Ambrogio Invernizzi per la sua testimonianza e buon lavoro.






a cura di Massimo Felici
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