28 gennaio 2015

Villa Ephrussi de Rothschild: intervista al direttore Bruno Henri-Rousseau


Oggi vi portiamo a visitare una delle dimore storiche più affascinanti della Costa Azzurra: villa Ephrussi de Rothschild. Costruita sulla penisola di Cap Ferrat, in una posizione invidiabile, domina da un lato la rada di Villefranche e dall'altro la baia di Beaulieu.
La villa è aperta al pubblico e offre, oltre alla classica visita dell’interno e dei suoi splendidi giardini, diverse inziative coinvolgenti. 
Per scoprire la sua storia e la suggestiva atmosfera che si respira nella villa, abbiamo intervistato Bruno Henri-Rousseau, direttore della villa Villa Ephrussi de Rothschild e della vicina villa Kérylos.





Domanda: iniziamo con un po’ di storia: la villa è stata costruita dalla baronessa Béatrice Ephrussi de Rothschild. Cosa può raccontarci su di lei? 
Risposta: la baronessa Béatrice Ephrussi de Rothschild era una donna originale, soprattutto per la sua epoca: cresciuta in un ambiente molto agiato (suo padre era il governatore della Banca di Francia), ha vissuto la sua infanzia in un castello vicino a Parigi, a Ferrières.  Fin da giovane ha viaggiato molto, coltivando un certo interesse per le arti.
Si sposò molto giovane con un uomo che aveva quindici anni più di lei, il barone Maurice Ephrussi, ma il matrimonio non fu felice, così lei si rifugiò nell’amore per le arti, con un gusto spiccato per le “follie” architettoniche tanto in voga all’epoca: tra le ville che ha fatto costruire, c’è appunto Villa Ephrussi de Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat.
La baronessa scelse un luogo che all’inizio del Novecento era ancora vergine, una penisola rocciosa battuta dal vento: fu necessario livellare il terreno impervio per ricavare lo spazio su cui costruire la villa e i magnifici giardini.

D: parliamo dello stile della villa. L’architettura è ispirata a quella delle ville del Rinascimento italiano, le decorazioni sono copie di quelle di un palazzo veneziano, e nei giardini si può fare il “giro del mondo”. 
R: la villa, di ispirazione italiana nella struttura, si trasformò presto in un edificio in stile eclettico che comprendeva un insieme di stili: gotico, romanico, moresco.
La baronessa fece costruire un giardino favoloso che riflette l’eclettismo della villa: accenti spagnoli, francesi, giapponesi e provenzali rendono questo luogo unico.
Appassionata di botanica, Béatrice Ephrussi de Rothschild fece arrivare piante da tutti i paesi che aveva visitato, sopratutto esotiche;  aveva solo 26 anni all’epoca ed era già membro della Société Botanique de France.
Nella villa la baronessa riceveva tutta l’élite europea e mondiale: aristocratici, industriali, finanzieri, che all’epoca rivaleggiavano in follie architettoniche sulla costa azzurra.




D: la baronessa era un personaggio straordinario. Abbiamo letto che ha rifiutato i progetti di decine di grandi architetti, che considerava come “imbecilli”…
R: la baronessa  sapeva bene cosa voleva, ma non tutte le sue idee erano realizzabili dal punto di vista degli architetti, quindi ne licenziò diversi, fino a quando non trovò un architetto nizzardo, Aaron Messiah, che assecondò i suoi capricci. Egli costruì degli enormi plastici per illustrare alla sua cliente come aveva interpretato i suoi desideri.

D: l’atmosfera che si respira nella villa è magica e suggestiva. Può descrivercela?
R:
lo scopo del decoro della Villa era di destabilizzare e ostentare allo stesso tempo. L’ingresso porta il visitatore in un bel patio sostenuto da colonne di marmo rosa di Verona, con opere di soggetto religioso del Quattrocento italiano: subito si prova un sentimento di meraviglia.
Poi si scopre  un salone di ricevimento in stile classico con mobili Luigi XIV e Luigi XVI.
A un certo punto il visitatore non sa più precisamente dove si trova e in che epoca: sembra di essere in una villa toscana, ma poi ci si ritrova in una chiesa gotica, in una cappella romanica e in un palazzo arabo.
Allo stesso tempo vi è una ricerca di bellezza e di pace interiore e la visita della villa ci porta a esplorare l’itinerario interiore della baronessa, fino alle magnifiche stanze da letto al primo piano, riservate ai suoi ospiti: stanze che guardano i giardini e poi il mare fino all’infinito.
Nei giardini il visitatore è incantato da una successione di colori, di vedute, di piante curiose. Romanticismo, eclettismo e profondità per riassumere l’atmosfera che respira in questa villa.

D: qual’è la vocazione della villa oggi e quali sono le iniziative che vengono proposte?
R:
alla sua morte la baronessa lasciò la Villa in eredità all’Accademia di Belle Arti, perché  desiderava con che le persone potessero visitare questo luogo e rivivere l’atmosfera dell’epoca, scoprire la Belle Époque, l’universo fastoso del tempo e la sua ricerca estetica.
I visitatori possono fare il  classico percorso con la guida (un’ora e mezza), o
assistere a visite più coinvolgenti, come “la giornata con baronessa”, animata da attori in costume, o la “caccia al dipinto rubato”, una sorta di caccia al tesoro che porta alla scoperta del patrimonio artistico della villa, oppure le visite al giardino animate da un attore vestito da giardiniere dell’epoca.
Si organizzano inoltre concerti, grandi ricevimenti in stile belle époque e ricevimenti privati, ad esempio i matrimoni, allietati da spettacolari giochi d’acqua, di luci e musica.
Il fiore all’occhiello della Villa è festa delle rose, che si svolge il primo fine settimana del mese, dove si possono ammirare le più belle collezioni di rose degli espositori più importanti. I giardini si coprono di rose, e i visitatori possono anche partecipare ad atelier , sia per adulti che per bambini, e imparare a comporre i bouquet o a potare le rose.




D: qual’è la cosa più curiosa che si può vedere nella villa?
R: tutto l’insieme della Villa e dei giardini è curioso, con i suoi ambienti in stili diversi: è un luogo spettacolare che corrisponde esattamente a ciò che i visitatori vogliono vedere sulla costa azzurra.


D: quante persone visitano la villa ogni anno?
R: circa 160.000, in maggioranza inglesi, russi e americani.

Ringraziamo il direttore della villa Villa Ephrussi de Rothschild, Bruno Henri-Rousseau.

Info:

La Villa è aperta 365 giorni l’anno
-in luglio e agosto dalle 10h à 19h
-da novembre a febbraio: dal lunedì al venerdì dalle 14h à 18h e nei fine settimana e festivi dalle 10h à 18h

prezzi: 13 € (10€ i ridotti per bambini dai 7 ai 17 anni)
Possibilità di acquistare il biglietto combinato per la visita a Villa Kérylos


a cura di Cinzia Corbetta e Eleonora Marampon
Fotografie di Cinzia Corbetta














23 gennaio 2015

La Francia nella Top 10 dei paesi più attrattivi per gli Investimenti Stranieri Diretti





Uno scenario che si scopre cautamente ottimistico: la Francia sale al 10 posto nel ranking elaborato da A.T. Kearney sull’indice di fiducia per gli Investimenti Stranieri Diretti 2014.  
Tra gennaio e febbraio 2014, lo studio A.T. Kearney ha condotto l’annuale indagine relativa ai paesi più propizi agli Investimenti Stranieri Diretti in prospettiva triennale, effettuando un sondaggio fra 300 dirigenti d’impresa provenienti da 26 paesi. Lo studio, intitolato “Ready to take off”, ha rilevato un generale aumento d’ottimismo: l’80%  degli intervistati si dichiara più fiducioso sulla ripresa globale rispetto all’anno precedente, e la maggioranza di essi ha intrapreso (o intraprenderà) investimenti veloci. Lo studio dimostra anche, in misura maggiore rispetto alle rilevazioni precedenti, una più marcata attenzione, da parte dei quadri dirigenti, alle tendenze macroeconomiche globali nella costruzione delle strategie di sviluppo.
Se gli Stati-Uniti permangono, per il secondo anno consecutivo, alla testa della classifica At Kerney, l’Europa recupera terreno, contando ben 11 paesi nella top 25 dell’indice.
Molto positivi i dati della Francia: se nel 2013 aveva già guadagnato cinque posizioni passando dal 17° al 12° posto, nel 2014 ha continuato la sua scalata piazzandosi al 10 posto della classifica. I cugini d’Oltralpe mantengono la terza posizione europea dietro Regno Unito – che guadagna quattro posizioni raggiungendo il 4° posto – e la Germania – in sesta posizione dopo essere stata settima nel 2013.
Il rapporto restituisce un’immagine della Francia più leggibile per gli attori internazionali, grazie ad una maggior chiarezza della politica di governo in favore della gestione della spesa pubblica e della sanità, alle misure di semplificazione amministrativa e alla comprovata flessibilità del mercato del lavoro. E nonostante le riforme debbano ancora dimostrare la propria efficacia, esse permettono  agli investitori di decifrare al meglio il potenziale francese: un’economia forte e diversificata che  ospita e attira i leader dei mercati mondiali, una manodopera qualificata,  un credito d’imposta a favore della ricerca e sviluppo fra i più generosi d’Europa, che contribuiscono ad attirare molte società  high tech che scelgono la Francia per i loro dipartimenti R&S nel Paese. Intel, ad esempio, ha moltiplicato per sette la sua presenza dal 2009.
Nel computo delle regioni francesi, la Regione Provence-Alpes-Côte d’Azur (PACA) occupa il terzo posto per gli Investimenti Stranieri Diretti, il 73% dei quali proviene da Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Italia.
A livello regionale, si registra una forte concentrazione di tali investimenti nei dipartimenti delle Alpi-Marittime e delle Bocche del Rodano che, da soli, attraggono quasi il 90% delle imprese internazionali.
Grazie a questo contesto altamente favorevole, la Costa Azzurra è stata in grado di diventare un territorio ad alta attrattività, in particolare nei settori microelettronico, delle tecnologie dell'informazione, dell’ecothech, del turismo e dei servizi. Il suo fiore all’occhiello è rappresentato da Sophia Antipolis, la prima tecnopoli europea che conta, oggi,  1 400 imprese, 34 000 lavoratori di 63 nazionalità differenti, 4500 ricercatori e 5500 studenti.
Situata a 20km dall’aeroporto internazionale di Nizza – il secondo di Francia – e disposta su una superficie di 2400 ettori, Sophia Antipolis è situato tra i comuni di Antibes, Biot, Mougin, Valbonne e Vallauris.
Il polo tecnologico ospita aziende di prim’ordine; tra le italiane, si segnalano Magneti Marelli, Luxottica e Saclà.

a cura di Eleonora Marampon

15 gennaio 2015

Lavorare in Francia: intervista a Giancarlo







Continuiamo con la serie di interviste a italiani che lavorano in Francia, nell'intento di fornire spunti di riflessione per chi volesse seguire questa strada.
Oggi vi proponiamo l'esperienza di Giancarlo, che si è trasferito a Nizza dieci anni fa ed ha aperto una farmacia in città. Dapprima lavorava da solo, poi con una collaboratrice, oggi ha con se diversi dipendenti.

Intervista

DOMANDA: Come vede la situazione lavorativa in Francia

RISPOSTA: Complicata... E’ dieci anni che sono qui, ho sempre un po’ voluto comparare la situazione francese a quella italiana, qui le persone sono molto più esposte economicamente, più indebitate perché il sistema bancario lo permette, quando sono arrivato a Nizza molti italiani avevano da parte dei soldi che hanno utilizzato per avviare le loro attività mentre i francesi erano già molto esposti con le banche. Oggi la situazione è cambiata e le banche hanno stretto i cordoni della borsa, quindi occorre essere molto cauti.

D: Quali sono, secondo lei, gli aspetti positivi del lavoro in Francia
R: La burocrazia è molto snella, nel mio caso c’è un abisso tra il sistema italiano e quello francese, qui l’ARS (ASL) ci paga dopo pochi giorni, in Italia dopo sei-nove mesi...! Qui tutto quello che è burocrazia è eccezionale e non ci sono favoritismi particolari. Se ho un problema parlo con un funzionario dell’ARS e sistemiamo tutto velocemente.
Il Sistema Sanitario francese funziona bene, è ben organizzato e tutti (Ospedali, medici e farmacisti) contribuiscono all’efficienza generale. La moglie di un amico ha partorito in una clinica privata convenzionata qui a Nizza ed alla dimissione hanno pagato un’inezia per il suo ricovero. Tenga conto poi che oltretutto i medici francesi sono molto essenziali anche nel prescrivere gli esami.
In Italia a questa donna avevano prescritto una serie di esami, e ne abbiamo parlato con amici medici francesi che sono rimasti colpiti dal fatto che erano stati prescritti così tanti esami, dal loro punto di vista, di poca utilità...
Il sistema funziona perché c’è una forte presenza dello Stato nella Sanità che deve rimborsare le prestazioni, si fanno quindi delle economie e si sta attenti agli esami da fare, se non sono proprio necessari, così pure nella prescrizione dei farmaci.
I cittadini dispongono della Carte Vitale (Carta d’Assicurazione Malattia) e con quella pagano i medici generalisti (medici di base), le visite specialistiche e le medicine, vengono poi rimborsati in pochi giorni con accredito sul conto corrente.
I medici hanno un tariffario determinato e, di certo, i costi delle loro prestazioni sono inferiori ai colleghi italiani, che francamente a volte chiedono cifre spropositate.
Altra differenza abissale poi è la tempistica per gli esami, si prenotano ed eseguono in una manciata di giorni, anche esami complessi. Sappiamo che da noi si parla spesso di mesi per esami clinici necessari.
Persino l’omeopatia è riconosciuta dal Sistema Sanitario, tenga conto poi che anche i medici generalisti (medici di base) prescrivono farmaci ma anche rimedi omeopatici, dato che sono preparati in tal senso e disponibili a valutare delle alternative al farmaco tradizionale.
L’omeopatia è integrata nel Sistema Sanitario, e molti farmaci omeopatici sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale.
Sino a qualche anno fa il Sistema Sanitario era davvero di altissimo livello, riconosciuto anche a livello mondiale, ora purtroppo è un po’ in affanno ed è appesantito perché troppe persone ne approfittano. Quando erano pochi ad approfittare si riusciva ad assorbire l’impatto, ora ne consegue che molti farmaci cominciano ad essere rimborsati solo in parte o per niente ed aumentano i costi delle assicurazioni integrative (le Mutuelle).
Del resto la Francia è un paese di grande tradizione per il sociale, il sociale è molto presente (Sanità, scuole, alloggio...) però ha dei costi che ora stanno diventando insostenibili. E’ uno dei dibattiti “caldi” qui in Francia dato che la coperta sta diventando troppo corta, e qualcosa o qualcuno si ritrova non più coperto... 

D: E le difficoltà per lavorare in Francia
R: Qui nessuna, avrei difficoltà a rientrare in Italia... La qualità di vita è eccezionale, forse per la dimensione, i servizi funzionano, sono contento di quello che è il nostro quotidiano, c’è una certa regolarità che non mi dispiace.

D: Cosa direbbe ad un italiano in cerca di lavoro in Francia
R: Forse non è il momento, ma non ci si deve scoraggiare, comunque chi ha voglia di fare trova lavoro, qui o in altri paesi.... Non saprei se adesso è più facile in Francia o in Italia, la differenza, secondo me è data dalla determinazione nel cercare un lavoro...

D: Qual’è la percezione del lavoratore italiano in Francia

R: La Francia è un paese multietnico, ed approfitta di questa varietà di persone, diviene quindi un pregio. Ad esempio la ristorazione italiana è molto apprezzata, è una nostra eccellenza, i francesi che vengono in Italia si innamorano del nostro paese, ne apprezzano il calore umano, anche se vedono bene le nostre criticità... In definitiva un giudizio positivo.

D: Che consiglio darebbe ad un-a giovane italiano
R: I giovani hanno forse le idee più chiare di noi, ma non riescono poi ad agire. Certo ci sono tante difficoltà, ma se hanno bisogno di lavorare si buttano. Nel mio caso venire in Francia dieci anni fa era come un addio al paese, rispetto ai miei genitori, abbandonare la terra, ora è molto più facile spostarsi, ci sono meno barriere. Io sono figlio di emigranti che tornavano a casa ogni due anni, io riesco a tornare casa ogni mese. I fenomeni migratori sono molto cambiati, dapprima si andava per comunità, ora si va per occasioni.

Grazie Giancarlo per la sua testimonianza, buon lavoro

a cura di Massimo Felici

 




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