10 dicembre 2014

Lavorare in Francia: intervista a Franco




Continuiamo con la serie di interviste a italiani che vivono e lavorano in Francia: oggi parliamo con Franco, un imprenditore. Franco quattro anni fa ha lasciato l’Italia ed ha aperto un’attività di fotografia e servizi multimediali a Nizza.


Intervista:

DOMANDA: Come vede la situazione lavorativa in Francia?
RISPOSTA: E’ più facile partire, c’è meno burocrazia, cioè, c’è burocrazia, ma ci sono meno enti che controllano e sostanzialmente si è più liberi di iniziare l’attività, sembra che ci siano meno ostacoli ad iniziare. Mi ricordo che tempo fa la boulangerie di fronte a me aveva messo un’insegna a bandiera sul marciapiede ed io avevo chiesto quali permessi avevano chiesto e quali costi per l’insegna e mi hanno guardato come fossi un pazzo... Si mette l’insegna e basta.
Questo è importante: le banche sono ancora volenterose di dare credito. Nell’ultima attività che ho avuto in Italia, un negozio di articoli sportivi, la banca Monte dei Paschi di Siena mi diceva che non potevano darmi credito, c’erano dei parametri che loro dovevano rispettare e non potevano aiutarmi, poi abbiamo ben visto come sono andate le cose, ad altri hanno dato tanti soldi ma erano amici degli amici... e adesso sono pieni di sofferenze. Noi onesti imprenditori non abbiamo avuto credito ed altri... si è visto cos’è successo!
Qui non è così e non è poco!

D: Quali sono secondo lei gli aspetti positivi del lavoro in Francia?
R:Torniamo alle cose dette prima, meno burocrazia fastidiosa. Una cosa interessante per noi imprenditori è che anche se le tasse sono alte come da noi, però sono semplici e arrivano i moduli pre-compilati e, tenersi forte, se si è a credito di imposta i soldi del rimborso arrivano prima di quelli da pagare. Se la scadenza di una tassa è al 20 settembre ed ho pagato troppo, il 15 io mi vedo accreditare il rimborso non tre anni dopo!
L’amministrazione francese è davvero molto buona ed efficiente.

D: Quali sono le difficoltà del lavorare in Francia?
R: Qui c’è questa cosa del Droit au Bail, “diritto di avere un contratto” che può costare anche caro, per aprire un negozio, un’attività. in Italia c’è qualcosa del genere, in effetti per l’ultimo negozio ho dovuto dare una cifra importante al proprietario, in contanti, tipo buona entrata. Qui si mette in bilancio negli attivi, in Italia la cifra non figurava e non è proprio la stessa cosa!
Tenga conto che in quattro anni sono venuti solo due signori dell’equivalente dell’Ispettorato del Lavoro e hanno chiesto il mio nome e quello della mia collaboratrice ma non ci hanno chiesto i documenti...
O sapevano bene chi doveva esserci, o più di tanto non controllano. Pensi che all’inizio emettevo sempre gli scontrini fiscali, ho li la macchina, ma le persone erano scocciate perché non sapevano che farsene. Ho letto che in Italia sull’emissione degli scontrini c’è la guerra, ci sono stati i blitz nei luoghi dei VIP ma mi sembra che così non si risolva niente, l’evasione è altrove.

D: Cosa direbbe ad un italiano che cerca lavoro in Francia?
R: Si può ancora tentare, io venivo qui due-tre giorni alla settimana per qualche mese per cercare il luogo dove aprire l’attività. Ho avuto il problema che non avendo lavoro non mi avrebbero affittato un alloggio, mi sono dovuto appoggiare da un amico e poi ho trovato la mia casa.
Del resto li capisco, non si può sfrattare nemmeno uno che non paga, quindi nessuno si fida di una persona che non ha lavoro. La difficoltà maggiore è stata proprio l’alloggio.


D: Qual'è la percezione del lavoratore italiano in Francia?
R: La mia impressione è che qui a Nizza non si guardi molto da dove uno viene, non so in altre parti della Francia, anche se credo che altrove sia più difficile integrarsi.
Qui a Nizza ci sono persone di tutto il mondo che hanno voglia di lavorare. Certo siamo più accetti di altre nazionalità. I problemi nascono con taluni arabi o cittadini dei paesi dell’Est. Anche con la parte di popolazione araba bisogna stare attenti, la maggior parte è ben integrata e francese a tutti gli effetti, sono gli irregolari a dare problemi, soprattutto dei paesi dell’Est.
Noi italiani siamo invidiati per la cucina, la cultura e l’arte, ma in quanto a capacità di valorizzare quello che abbiamo... c’è da mettersi le mani nei capelli!

D: Che consiglio darebbe ad un-a giovane italiano?
R: Andare in Inghilterra, in Australia ma è molto lontana, comunque i paesi anglosassoni sono i paesi più aperti e si trova lavoro facilmente. Nello stesso periodo in cui abbiamo lasciato l’Italia, un conoscente è andato a Londra, certo il clima è peggiore, i costi per vivere sono alti, ma ha trovato lavoro in pochi giorni.
All’inizio è andato in un posto tipo Mc Donald’s, lavoro di sopravvivenza, poi dopo nemmeno un anno ha trovato un lavoro adatto alla sua qualifica alla Dolby Lab, che si occupa di audio nei cinema.
A Londra i servizi funzionano, treni in orario, buona sanità.
A proposito di treni, qui sono peggio che in Italia, è una specie di farsa, consiglio a tutti di sintonizzarsi alle 7.32 su Riviera Radio, radio inglese della Costa Azzurra con l’elenco dei treni in ritardo... E’ un disastro, o sono in ritardo, o li cancellano, o c’è un guasto!
Qualche volta per sbaglio sono in orario. Nessuno sa perchè, anni fa non era così. Certamente è degradata la situazione dei treni regionali (TER), e per chi lavora è un bel problema ogni giorno.
Abbiamo avuto una stagista che veniva da Mentone qui a Nizza da noi e non era mai in orario per i ritardi dei treni regionali, ben altra musica dei TGV...

Grazie Franco della sua testimonianza, buon lavoro.



A cura di Massimo Felici






Nessun commento :

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...