3 dicembre 2014

Lavorare in Francia: intervista ad Anna




Con questo post iniziamo la pubblicazione di una serie di interviste ad italiani che attualmente lavorano in Francia. Ci auguriamo che la condivisione di queste interessanti esperienze possa essere d'aiuto per orientarvi nelle scelte future.


Intervista:

Ho posto alcune domande a mo’ di intervista ad Anna, una giovane connazionale che da alcuni anni ha lasciato l’Italia per lavorare dapprima in Inghilterra e, da alcuni anni, qui in Francia.
Anna attualmente lavora in una multinazionale presente in quasi tutti i paesi europei, ed ho pensato a lei proprio per questa appartenenza, che le permette di avere uno sguardo attento e preciso sulla realtà lavorativa in ambito europeo e francese nello specifico.
Anna ha un lavoro di responsabilità a contatto con clienti di varie nazionalità e un contratto CDI (contratto a tempo indeterminato).

Domanda: Come vede la situazione lavorativa in Francia?
Risposta: Ho la netta sensazione che la situazione sia migliore in Francia che in Italia, molti amici  italiani sono ancora a spasso, pur avendo titoli di studio come il mio. Molti fanno lavori stagionali e finito uno stage ne iniziano un altro, ma pochi sono assunti.
In Francia si sperimenta una maggiore regolazione del lavoro, ci si sente difesi sin dall’inizio del percorso lavorativo. Purtroppo in Italia ho fatto diversi lavori in nero e sottopagati. Certo la situazione anche qui in Francia adesso è cambiata, ora tutti sono assunti con CDD (contratto a tempo determinato) all’inizio del lavoro.
Ho anche notato che nei contratti di lavoro tutto è stabilito, poche aziende non rispettano le regole, gli stipendi sono certi e le date per i pagamenti rispettate.

D: Quali sono, secondo lei, gli aspetti positivi del lavoro in Francia
R: Le regole lavorative sono chiare, in Francia il tirocinio funziona ed è pagato, (circa 400 euro-mese) per 3-4 mesi, la persona è seguita ed indirizzata, dato che il tirocinio serve per poi essere inseriti nella società. Ricordo purtroppo che in Italia il tirocinio non mi garantiva nessuna possibilità di inserimento stabile.
In Francia lo studente che esce dall’Università non è sbandato, è seguito ed aiutato per cercare lavoro, il tirocinio è proposto dall’Università, insomma è più organizzato.

D: E le difficoltà per lavorare in Francia
R: La lingua... imparare bene la lingua! Il francese è molto orgoglioso e vuole che si parli la sua lingua, conoscere il francese è basilare per trovare un lavoro stabile.
Ricordo che in Inghilterra, che è una società molto aperta, si trova lavoro dal mattino alla sera senza problema, (ovviamente un lavoro di basso livello), nessuno guarda l’età, i titoli di studio, la conoscenza della lingua, il colore della pelle... In Francia non è così, gli aspetti formali sono importanti.



D: Cosa direbbe ad un italiano in cerca di lavoro in Francia
R: Come dicevo prima imparare la lingua, conoscere bene il francese è essenziale. Poi umilmente  imparare a conoscere la realtà francese, nei vari aspetti. Una collega italiana arrivata a Nizza da pochi mesi nota tutto quanto non va, è critica sul cibo, considera i francesi strani e formali...
Penso sia partita con il piede sbagliato. Tanto che una collega francese, sentendola lamentarsi le ha detto: “Ma se non ti vanno tutte queste cose, perchè sei venuta in Francia a lavorare...!"
Conta molto essere professionali nel presentarsi, CV ben fatto in francese con lettera di motivazione acclusa, mostrare di avere tenacia e idee chiare sul tipo di lavoro desiderato.
Certo, anche in Francia la situazione sta peggiorando, negli ultimi due-tre anni sono davvero tanti gli stranieri, italiani compresi, che cercano lavoro, sia persone disposte ad accettare lavori umili che giovani con titoli di studio, in cerca di lavoro qualificato.

D: Qual’è la percezione del lavoratore italiano in Francia
R: Purtroppo anch’io ho notato che l’italiano all’estero spesso non ha una buona reputazione, è considerato non tanto affidabile e poco professionale. Ci percepiscono furbi, (abbiamo questa fama), rumorosi, disorganizzati e talvolta poco seri.
Occorre fare di tutto per far cambiare idea ai francesi e mostrare che non siamo solo così, questo è uno stereotipo, ma dobbiamo tenerne conto!
L’Italiano è anche percepito provenire da un paese dove ci sono delle eccellenze, come il settore alimentare o il settore nautico, che ben conosco, in cui ci viene riconosciuta classe, gusto e qualità dei materiali.

D: Che consiglio darebbe ad un-a giovane
R: Partire dall’Italia, avere coraggio e spiccare il volo, molti paesi europei possono accogliere giovani volenterosi. Prepararsi anche a ricevere molti no, dato che da tre anni a questa parte la situazione lavorativa in Europa è certo molto peggiorata, così pure in Francia.
In Francia è possibile affidarsi alle Agenzie pubbliche (Pole Emploi) e private interinali, per definire bene il CV e dare seguito alla ricerca del lavoro.
Credo anche molto importante fare capire che si vuole restare in Francia per almeno qualche anno, l’idea di restare sei mesi qui e poi altrove non porta certo ad essere percepiti positivamente…
Per me lasciare l’Italia è stato uno choc, ma volevo a tutti i costi sperimentarmi in un altro paese europeo, tenga conto che parlavo abbastanza bene l’inglese ma al mio arrivo in Francia ho dovuto fare un corso intensivo per capire e farmi capire.
Sono sempre stupita nel vedere quanti giovani, magari con messaggi su FB, chiedono com’è la situazione lavorativa in Francia, per venire qui senza conoscere la lingua, tanto un lavoretto al solito ristorante italiano pensano di trovarlo…!
Partire con l’idea di trovare lavoro tramite i soliti circuiti di connazionali non porta a nulla, occorre venire qui e cercare con determinazione.

Grazie Anna per queste sue risposte, buon lavoro.


a cura di Massimo Felici



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