3 novembre 2014

Istruzioni per l’uso: essere in Francia



Italiani e francesi hanno un rapporto amore-odio, ci consideriamo cugini. In effetti abbiamo storie e costumi analoghi e primeggiamo negli stessi ambiti: cucina, moda e arte.

Ci sono tre argomenti di cui un francese e un italiano non dovrebbero mai parlare: il formaggio, il vino, il calcio.
Sul calcio bisognerebbe aprire un capitolo a parte, chi dimentica la celebre “testata” del francese Zidane all’italiano Materazzi durante la finale del mondiale 2006? Siamo stati prossimi ad una guerra italo-francese...! Qualche anno dopo i due calciatori si sono incontrati per caso in un Hotel di Milano, si sono stretti la mano ed hanno fatto pace, (e con loro le due nazioni) con grande soddisfazione di tutti i tifosi francesi ed italiani...
Passiamo alle cose serie:
I francesi sono definiti Sciovinisti, ovvero permeati di una forma di nazionalismo a volte eccessivo.
Viene definita Sciovinista una persona che prova un'ammirazione esagerata verso il proprio Paese. Il nome "Chauvin" viene da Nicolas Chauvin, soldato di Napoleone, entusiasta e fanatico del suo condottiero e della Francia. Quindi una forma di nazionalismo portato alle estreme conseguenze, sopravvalutando idee, leggi, modo di fare ed esprimersi, politica, che sostengono il concetto di identità nazionale e di Nazione.
Il tutto frutto di un percorso storico che fa primeggiare la nazione nel corso dei secoli, un pò come un faro per la politica e la cultura, rispetto agli altri popoli ed alle altre nazioni.
Molti francesi ancor oggi si sentono superiori ai cittadini di nazioni vicine, nella fattispecie anche l’Italia.
Noi li consideriamo talvolta poco simpatici, e ci sembrano vestiti maluccio. Hanno una buona cucina anche se noi italiani li battiamo per varietà, hanno buoni formaggi, e noi non siamo da meno, sugli insaccati siamo noi i maestri, hanno dei buoni vini, ma noi italiani stiamo conquistando il mondo con i nostri, (è ancora guerra aperta per lo Champagne, anche se molti esperti ci dicono che i nostri prodotti sono alla pari), avevano il  primato nella moda che attualmente si è aggiudicata la moda italiana.
Peraltro la Francia è una nazione alla quale siamo legati da solidi rapporti economici, (siamo i secondi partner commerciali gli uni degli altri), rapporti molto forti anche in questi anni, per non parlare delle tradizionali culturali.
La principale differenza tra i cugini transalpini e noi consiste nel fatto che i francesi credono fortemente in loro stessi, non di rado persino più del dovuto. Un tratto del loro carattere nazionale con cui gli italiani hanno sempre fatto i conti da quando la Francia era una grande potenza, che non si rassegna alla fine della sua autorità.



Vorrei ricordare che nell’anno 1956 Francia, Germania e Italia avevano siglato un accordo per dotarsi di armi nucleari. Un progetto ambizioso per “contrastare” lo strapotere degli USA e dell’URSS. Nel 1958 De Gaulle però imprime un’accelerazione all’atomica solo francese, tanto che Germania ed Italia abbandonano il comune progetto.
Nasce la “Force de frappe” francese con armamenti terrestri, aerei e navali atomici, ancora in uso. Da qui un forte sentimento patriottico e nazionalista, degno erede della “Grandeur” del XVIII secolo.
I francesi si stanno rendendo conto che la loro "Grandeur" è in declino, come per tutti i paesi europei, e questo certo non fa loro piacere... Offuscata la “Grandeur” della Francia, il timore di vedere anche la propria lingua contaminata da parole straniere ha sollecitato iniziative, anche ufficiali, per la sua tutela.
Mi ha molto colpito scoprire che esiste l'Académie française, (Accademia francese), fondata nel 1600 dal Cardinal Richelieu, che è una delle più antiche istituzioni di Francia ed è composta da quaranta illustri membri chiamati “Les Immortels” la cui funzione è vegliare sulla lingua francese.
L'Accademia propone in tutti gli ambiti come informatica, politica, finanza, trasporti, ingegneria, attualità, sport ecc., termini francesi per designare i nuovi concetti. Esamina le proposte delle commissioni speciali, e dà il suo accordo per la pubblicazione delle parole nella Gazzetta Ufficiale. Parole e definizioni sono pubblicati sul sito France Terme, ad uso di professionisti e cittadini.
L'uso dei termini francesi così coniati diventa obbligatorio nell'amministrazione e nei servizi pubblici, in sostituzione dei termini stranieri, così come previsto dalla legge Toubon.
La legge dell’agosto 1994 sull'uso della lingua francese più conosciuta come Legge Toubon, è una legge che rende obbligatorio l'uso della lingua francese nelle pubblicazioni governative, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, nei contratti lavorativi e nelle contrattazioni commerciali e nelle scuole. La legge non si applica invece alle comunicazioni private e non commerciali.
La legge Toubon poggia su una disposizione introdotta nel 1992 nella Costituzione francese: «La lingua della Repubblica è il francese». Ne consegue che la legge riconosce al cittadino francese il diritto a esprimersi e ricevere in francese tutte le informazioni relative ai prodotti, i modi d'uso e le garanzie. Sappiamo tutti che in Europa siamo stati invasi dai termini di origine americana negli ambiti più vari, clamoroso è il caso dell’informatica, ma in Francia l'uso indiscriminato della lingua inglese nelle comunicazioni aziendali ha portato a reazioni e proteste dei sindacati, a causa dei problemi di comprensione provocati dall'uso della stessa. Addirittura alcune società sono state condannate per l'uso della lingua inglese nelle comunicazioni con i propri dipendenti. La società americana General Electric è stata multata per aver trasmesso documenti in inglese, senza la relativa traduzione, ai propri dipendenti francesi. Allo stesso modo la società Europe Assistance è stata sanzionata per l’uso di programmi in inglese senza traduzione. Dato che nell’ambito informatico le parole sono di prevalente derivazione inglese, nel 2005 il senatore Philippe Marini, fece approvare una legge con l'obiettivo di rinforzare la legge Toubon. Si arriva al punto che nell’ambito informatico anche i messaggi di errore dei programmi non devono essere in inglese...
Abbiamo quindi "logiciel" per il "software", "clavardage" (contrazione di clavier, tastiera, e bavardage, chiacchiera) per la "online chat" (il termine clavardage è stato proposto dall'Académie française). Niente e-mail ma courriel per posta elettronica, insieme di courrier (posta) con el, abbreviazione di "elettronico", arobase (@)...
Poi ancora ordinateur (Pc), écran (monitor), clavier (tastiera), souris (mouse) ,mémoire vive (Ram), base de données (database)...

Tutto ciò appare ai nostri occhi eccessivo, va detto per onestà che in Italia i termini inglesi troppo spesso sono usati per apparire competenti e professionali... Tanto per citare: Spending review, Job act, spread, notebook, chattare, bannare, soundtrack, jogging, shopping, boarding pass, zapping...
Così pure nella nostra lingua abbiamo un gran numero di parole francesi di uso corrente:
biberon, bijou, collage, croissant, découpage, crème caramel, boutique,
bouquet ,decolleté, chic, maquillage, bricolage, sofà, mousse,
gilet, chef, équipe, eau de toilette, soufflé, soubrette, souvenir, pois,
garage, tour, moquette, parquet, trousse, foulard, tournée, tapis-roulant,
mascotte, dépliant, roulotte, carillon, brioche,
peluche, marron glacé, cyclette, chalet, sommelier, tailleur, salopette,
profiterole, collier, buffet, collants, dessert, menu, frappé, boxe, RSVP
Concludo queste brevi istruzioni per l’uso, che sono appena un cenno delle differenze culturali tra noi ed i francesi, con un episodio che mi ha piacevolmente sorpreso.
Giorni fa mi è arrivata una lettera tramite “La Poste” (il servizio pubblico postale francese) con un bordo rovinato, penso da quelle macchine automatiche usate per smistare le lettere nelle varie città.
Orbene, la lettera era avvolta in una plastica robusta, chiusa e con un foglio allegato.
Nel foglio, a firma dell’ufficio postale centrale di Nizza, il capo ufficio si scusava per l’inconveniente e lasciava il suo recapito telefonico in caso volessi protestare direttamente con lui...
Chi di voi in Italia ha mai ricevuto un foglio di scuse dalla Posta, soprattutto considerato che la lettera mi era arrivata in pochi giorni e non si era smarrita da qualche parte...


a cura di Massimo Felici

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