28 novembre 2014

Ospitalità italiana: un marchio per i ristoranti Made in Italy nel mondo







Il Made in Italy è sempre più apprezzato all’estero, perfino in paese sciovinista come la Francia.
Negli ultimi anni, soprattutto nel settore alimentare, i prodotti tipici italiani stanno lentamente conquistando una consistente fetta del mercato francese: sui banchi della grande distribuzione si possono finalmente trovare prodotti autenticamente italiani (al posto dei surrogati di un tempo) e si stanno moltiplicando i negozi specializzati nella vendita di soli prodotti italiani di qualità.
Per quanto riguarda la ristorazione, il discorso è più complesso: sulla Riviera Francese i ristoranti che si dichiarano “italiani” sono oltre 600, ma è importante diffidare da questo dato. La vera italianità si nasconde solo in una piccola percentuale di questi: solo il 10 % é gestito da ristoratori italiani e utilizza prodotti di alta qualità.
Come individuare quindi i ristoranti che possono vantarsi di far sognare i propri clienti con le ricette della vera tradizione italiana senza oltrepassare la frontiera? Attraverso il marchio “Marchio Ospitalità Italiana”, sostenuto da Unioncamere in collaborazione con FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – e ISNART – Istituto Nazionale Ricerche Turistiche.
Il  "Marchio Ospitalità Italiana" promuove e certifica i ristoranti ambasciatori del Made in Italy all’estero. Una vera garanzia per chi vuole sentirsi a casa!
Questo progetto di selezione dei veri ristoranti italiani nel mondo, si pone diversi obiettivi: valorizzare la cultura gastronomica italiana, diffondere la tradizione culinaria del Bel Paese promuovendo l’immagine dei ristoranti italiani che adottano determinati standard di qualità opponendosi al fenomeno dell’italian sounding  (l’insieme di prodotti e locali che, con immagini, nomi e colori evocano quelli italiani, ma che in realtà non hanno nessun legame con la qualità, la cultura e le tradizioni del Made in Italy).
Nel corso del salone “L’Italie à Table”, lo scorso giugno, i ristoranti italiani di Nizza sono stati premiati con una cerimonia ufficiale in presenza di Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere: “Grazie a progetti come questo, in cui si combina la tutela della qualità italiana all’estero con la promozione della vera esperienza culinaria dei nostri ristoranti in loco, è possibile continuare a promuovere la maestria gastronomica italiana emozionando con il nostro savoir faire”.
Se sei un ristoratore italiano in Costa Azzurra che ha voglia di valorizzare il proprio ristorante, questo è il progetto che fa per te!
Per maggiori informazioni sul progetto: www.10q.it 

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta

26 novembre 2014

Appunti di viaggio: Roquebrune Cap Martin



Oggi visitiamo un villaggio molto suggestivo, sospeso tra il mare e il cielo: Roquebrune Cap Martin.
Situato tra Mentone e Montecarlo, questo villaggio vanta una storia antica:  abbarbicato sui monti che si gettano a perpendicolo nelle acque turchesi della Costa Azzurra, si sviluppa attorno al castello con il suo impianto urbanistico tipicamente medievale.
Il maniero fu fondato poco prima dell'anno mille dai conti di Ventimiglia, sulla strada romana che collegava l'Italia con la Provenza.  Roquebrune, o Roccabruna come si chiamava allora, divenne possedimento dei Grimaldi (gli attuali principi di Monaco) e fu letteralmente acquistato dalla Francia per quattro milioni di franchi nel 1861!
La caratteristica straordinaria di questo "village perché" (villaggio arrampicato) è la magnifica vista che si gode da molti angoli, soprattutto dalle torri del castello: i monti che lo sovrastano e lo specchio cristallino del mare fanno occhiolino ovunque si posi lo sguardo. Il Principato di Monaco e i grattacieli di Montecarlo sono a portata di teleobiettivo. La sensazione è di poter toccare il cielo o il mare semplicemente allungando la mano…
Un villaggio pittoresco, come direbbero gli inglesi, ricco di angoli deliziosi e suggestivi.






 



Roquebrune si trova nel dipartimento delle Alpi Marittime: qui la cucina del territorio è assimilabile a quella ligure e piemontese delle valli cuneesi. I piatti tipici della regione sono la soupe au pistou (zuppa al pesto), i ravioli, la socca (farinata di ceci) gli gnocchi di patate, la tapenade (pasta d'olive), la polenta.
Anche Roquebrune Cap Martin, come tutti i centri della Costa Azzurra, ospitano festival e manifestazioni interessanti quasi tutto l’anno.
Il prossimo festival in programma è dedicato alla lettura: esposizioni, dibattiti, incontri con 80 autori.
Qui le informazioni: www.lectureenfete.com

A cura di Cinzia Corbetta

24 novembre 2014

Thello raddoppia: presto la nuova linea ferroviaria Marsiglia-Nizza-Milano








Buone nuove per tutti i pendolari e per gli habitués del trasporto ferroviario. Dopo l’apertura, da parte di Thello, del collegamento Venezia-Parigi nel 2011, è la volta della nuova linea ferroviaria diretta tra il sud-est della Francia e l’Italia.
A partire dal prossimo 14 dicembre, infatti, si potrà viaggiare con un collegamento ferroviario diretto da Marsiglia a Milano e viceversa.






L’offerta, per quanto riguarda la frequenza dei treni e gli orari è piuttosto limitata, in quanto Thello effettuerà un solo viaggio giornaliero per collegamento, con partenza da Marsiglia alle ore 15:30 (0re 18:09 da Nizza) e da Milano alle ore 15:10 (arrivo a Nizza alle ore 19:55).
Tuttavia, poter evitare il cambio a Ventimiglia può rivelarsi una comodità alla quale i pendolari transfrontalieri non erano più abituati.
I prezzi sono abbastanza abbordabili: tra 30 e 70 euro per il tragitto Marsiglia-Milano ed entro 15 e 45 euro per Nizza-Milano (prezzo in seconda classe).



E ora due parole su Thello: si tratta di un operatore ferroviario privato formato da una joint venture italo -francese tra le Ferrovie dello Stato e Veolia Transport, che gestisce servizi ferroviari a lunga percorrenza tra Italia e Francia. I treni, appartengono alla flotta Frecciabianca di Trenitalia.
Sul sito ufficiale troverete tutte le informazioni sugli orari, le fermate, le eventuali promozioni, e potrete acquistare i vostri biglietti.

Per ora vi auguriamo buon viaggio, invitandovi a lasciare dei commenti sulla vostra esperienza, positiva o negativa che sia.

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta

19 novembre 2014

Liguria, la più spettacolare pista ciclabile a bordo mare




“L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste
nella scoperta di nuovi paesaggi,
ma nell'avere nuovi occhi”



Con le parole di Marcel Proust iniziamo questa riscoperta delle bellezze paesaggistiche e culturali dei due “fronti”, quello italiano e quello francese, insieme all'amica più comune da queste parti :
la bicicletta.
Infatti con  lei possiamo gustare la Pista Ciclabile del  Parco Costiero del Ponente Ligure,  una delle più lunghe del Mediterraneo.



Lunga complessivamente oltre 20 Km, il percorso è fruibile da pedoni e ciclisti in entrambe le direzioni di marcia.
La Pista Ciclabile nasce sul tracciato costiero della vecchia ferrovia a binario unico tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare, sulla linea FS Genova-Ventimiglia, dismessa nel 2001 e spostata a monte.
La linea è stata bonificata e trasformata nell’attuale pista ciclabile dalla società a maggioranza pubblica Area 24. I primi tratti sono stati completati nel 2008.
Una sosta culinaria a metà strada sarà ovviamente una tappa obbligata....Consideriamola una passeggiata d'allenamento, prima di affrontare la più lunga pista ciclabile d'Europa, che si snoderà entro 18 mesi da Cadice in Spagna ad Atene in Grecia, passando per Barcellona, Nizza, l'Italia del nord, la Croazia e l'Albania,
per un totale di 5900km!






La pista ciclabile costruita sulla Riviera dei Fiori si estende lungo un tratto della stupenda costiera ligure ed attraversa ben 8 Comuni, da Sanremo a San Lorenzo a Mare.
Il progetto della ciclabile, iniziato nel 2008, una volta completo sarà di circa 60 Km coprendo quindi una grossa fetta delle riviera Ligure di Ponente.
La pista permette di percorrere l’itinerario in sicurezza e serenità, grazie alle 28 telecamere di videosorveglianza ed ai numerosi impianti di SOS disponibili per chi dovesse avere bisogno di aiuto.
Tutto il tracciato prevede continui imbocchi diretti dai comuni ogni 350 metri, ed è stato progettato pensando al comfort e alla tranquillità degli utenti. Prevede una serie di punti di sosta con panchine, parcheggi per biciclette, fontanelle per bere, punti ristoro, bar, ristoranti, alberghi per il pernottamento, e stand per il noleggio biciclette.
La pista ciclabile nella riviera ligure di Ponente permette inoltre l’accesso alle innumerevoli spiagge e scogliere incontaminate, alcune un tempo non raggiungibili se non via mare.
La pista è per tutti i gusti e tutte le età: dalle mountain bike alle biciclette da passeggio, fino ai tandem per due o più persone. L’accesso è consentito anche ai pedoni, cui è riservata una corsia apposita, e agli appassionati dei pattini a rotelle o dello skateboard grazie al fatto che l’itinerario è in prevalenza pianeggiante, rettilineo e facile da percorrere, e si snoda in mezzo alla profumata e coloratissima flora costiera della Riviera di Ponente.



Per dare un’idea più precisa della pista, descriviamo il primo tratto lungo 8 km, che va da Sanremo al contiguo stupendo paesino di Bussana.
A partire dalla zona foce, il tracciato segue il mare costeggiando dapprima la magnifica Passeggiata dell’Imperatrice per poi proseguire affiancandosi al Lungomare delle Nazioni, alla zona dell’ex stazione ferroviaria e alla Fortezza di Santa Tecla.
In prossimità del Porto Vecchio, la pista si incunea progressivamente nel nucleo urbano di Sanremo e procede attigua all’Aurelia nel tratto di Corso Orazio Raimondo.
Subito dopo il Porto Vecchio in direzione Arma di Taggia, è presente un tratto distaccato di pista ciclabile contiguo a Corso Trento e Trieste – in prossimità della serie di spiagge ed alberghi del litorale – che si unisce poi al percorso principale all’altezza della spiaggia del Morgana.



L’ultimo tratto della zona Sanremo-Bussana, infine, si dispiega a lato di tutta la zona balneare orientale di Sanremo, costituita da una serie di spiagge molto frequentate in estate da giovani e non. Attraversando un paio di gallerie ben illuminate, la pista prosegue poi verso Arma di Taggia sovrastando gli stabilimenti balneari di Bussana a Mare.

Andrea De Petris
image credits: info-sanremo.com



17 novembre 2014

Rischi psico-sociali e stress nei luoghi di lavoro



Lo stress da lavoro colpisce, nei 28 Stati membri dell’Unione, quasi un lavoratore su quattro con un costo annuo che viene stimato in circa 25 miliardi di euro. Più della metà delle giornate lavorative perse è dovuta a stress. Per sette lavoratori italiani su dieci le cause più comuni dello stress sono legate alla organizzazione del lavoro, ai carichi eccessivi ed agli orari.
Oltre sei lavoratori italiani su dieci indicano fra le cause di stress anche la mancanza di sostegno da parte dei colleghi o superiori, difficoltà di comunicazione all’interno dell’azienda oltre che ruoli e responsabilità poco chiare.
Questi, e molti altri dati e relative analisi, sono stati pubblicati dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi Italiani nel volume a cura di Imma Tomay "Rischio stress lavoro correlato. Le competenze dello psicologo nella valutazione e gestione" - Liguori ed. - 2013.
I dati riportati sono davvero clamorosi, mi colpisce soprattutto la parte di studio in cui si fa riferimento alle relazioni tra i soggetti al lavoro, colleghi, capi e sottoposti, come parte preponderante nella creazione e nel mantenimento di situazioni stressanti.
Ovvero, a parte la difficoltà "oggettiva" del lavoro che si svolge, sempre più peso hanno le relazioni tra i lavoratori stessi, operai, impiegati o quadri.
Relazioni che possono essere fonte di benessere e soddisfazione personale o, al contrario, fonte primaria di quello stress lavoro-correlato, cui faccio riferimento.
Nel settembre di quest’anno a Roma, il Ministero degli Esteri, di concerto con l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro , ha promosso il convegno: “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato”.




 E’ emerso con chiarezza che i motivi principali della condizione di stress, nella quale può finire con il trovarsi un lavoratore del Vecchio Continente sono l’assenza di una sicurezza lavorativa, ovvero lo stato di precarietà, la mole di lavoro da svolgere e l’assenza di un adeguato supporto da parte dei colleghi di lavoro e dei propri diretti superiori. Di fatto, per circa la metà della forza lavoro europea con un’occupazione, lo stress risulta essere una condizione normale.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, così definisce i rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato: “I rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato rappresentano una delle sfide principali con cui è necessario confrontarsi nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro in quanto hanno considerevoli ripercussioni sulla salute delle singole persone, ma anche su quella delle imprese e delle economie nazionali. Circa metà dei lavoratori europei considera lo stress comune nei luoghi di lavoro e ad esso è dovuta quasi la metà di tutte le giornate lavorative perse. Come molte altre questioni riguardanti la salute mentale, spesso lo stress viene frainteso o stigmatizzato. Tuttavia, se li si considera come un problema aziendale anziché una colpa individuale, i rischi psicosociali e lo stress possono essere gestibili come qualsiasi altro rischio per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro”.

Preso atto che il problema c’è ed è serio, molti soggetti istituzionali italiani ed europei pubblici e privati hanno realizzato ricerche, messo a punto questionari e svolto interviste per capire meglio come analizzare il rischio psicosociale.
In Francia è nata la FIRPS , federazione che raggruppa società di consulenza specializzate come Psya, Preventis, Ifa e Stimulus nello studio e nella prevenzione dei rischi psicosociali.





La FIRPS nell’anno 2011 ha stilato un codice deontologico per garantire che le società affiliate operino secondo un codice etico e responsabile nei confronti delle aziende, organizzazioni, ordini professionale ecc, che chiedessero il loro intervento. 
Le attuali 15 società affiliate sono in grado, su richiesta del cliente, di analizzare il rischio psicosociale tramite questionari ed interviste; successivamente proporre soluzioni per attenuare tale rischio e monitorare nel tempo gli indicatori di “sofferenza” e stress.
Vero è che molte aziende si sono mosse solo a seguito di un radicale cambiamento del quadro legislativo: dopo il recepimento nel 2008 dell’accordo-quadro europeo contro lo stress al lavoro, il ministro del Lavoro di allora, Xavier Darcos, aveva annunciato un piano per cui le 2.500 aziende francesi con più di 1.000 dipendenti, entro il primo febbraio 2010, dovevano  attuare delle negoziazioni con i rappresentanti del personale sulla prevenzione dello stress al lavoro, mentre alle Pmi era chiesto di adottare misure concrete di prevenzione.
Comunque il dado è tratto, certo molto è ancora da fare, per arrivare ad avere nelle aziende un “Responsabile del benessere”, come in talune società canadesi o del nord Europa, dato che il benessere dei dipendenti è di importanza strategica rispetto alle sfide del mondo attuale. Quando la gente è felice, c’è meno assenteismo, il lavoro è migliore e i risultati economici si vedono...





a cura di Massimo Felici



12 novembre 2014

Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata...



Difficilmente oggi il film di Zampa del 1971, con la splendida Claudia Cardinale ed il geniale Alberto Sordi, saprebbe rappresentare l'emigrazione contemporanea dall'Italia verso il resto del mondo.




O come racconta Quit su Linkiesta, “Pane e cioccolata , film di Franco Brusati con Nino Manfredi, che racconta le vicende di un immigrato italiano in Svizzera, un dramma con frequenti momenti comici e una memorabile scena grottesco-satirica ambientata in pollaio umano, una sequenza capace di disturbare lo spettatore e di farlo per un motivo. E' stato girato nel 1973 ed è un bel film che narra la parabola senza fine di un uomo alla ricerca di un posto in una nazione che non è la sua, e nel farlo non risparmia nessuno: i biondi e disumani svizzeri, i connazionali italiani che accettano tutto tanto “noi teniamo il sole e il mare”, e, non ultimo, il protagonista stesso.
L’ho visto per la prima volta, dice Quit, l’altra sera in un cinema di Manhattan poco lontano da Central Park, in una sala piena d’italiani che rappresentavano abbastanza fedelmente una certa parte del nostro Paese, quella che comanda: tutti di una certa età (io, un mio amico e degli studenti americani di cinema eravamo gli unici sotto i 45) e tutti vestiti di modo che da quattro isolati di distanza si potesse dire “ehi guarda laggiù, un italiano coi soldi!”.
Alla fine della proiezione, al momento del temibile dibattito, una signora italiana alza la manina ingioiellata e in un buon inglese osserva che in fondo questi poveri immigrati in Svizzera di una volta assomigliano molto a nostri giovani italiani che vengono in America per trovare lavoro, anche se questi ultimi hanno alle spalle delle famiglie benestanti (testuali parole).
Continua Quit “ in questa stupenda, aerodinamica e sibilante cazzata credo fosse magnificamente racchiuso un mondo, e penso che a patto di essere coraggiosi a sufficienza sia interessante provare a esplorarlo.

10 novembre 2014

Appunti di viaggio: Gourdon, uno dei villaggi preferiti dai francesi


Oggi vi porto a visitare un altro gioiello nascosto nell'entroterra della Costa Azzurra: Gourdon, uno dei villaggi preferiti dai francesi, visto che ha partecipato, l’estate scorsa, alla trasmissione del canale France 2,  “le village préféré des français” in rappresentanza della regione Alpes-Provence-Côte d’Azur.
Situato sulle alture della valle del Loup, dalle sue piazze-terrazza si abbraccia una vista che va da Nizza a  Théoule, in pratica una buona parte della Costa Azzurra.  L’aria è rarefatta e le nubi sono così vicine che sembra di poterle toccare.




Gourdon è il tipico villaggio medievale costruito su uno sperone di roccia (en nid d’aigle), di cui è ricca la regione: imperdibili sono la notevole chiesa in stile romanico, risalente al XII secolo, e il castello fondato nel IX secolo.
Purtroppo il castello non è più accessibile al pubblico, ma è possibile visitare il giardino pensile, su appuntamento da aprile a settembre: questo giardino è uno dei più affascinanti che abbia mai visto. In poco spazio, su terrazzamenti appoggiati su archi imponenti, si trovano concentrate le tipologie di giardino che si sono sviluppate nei secoli: un giardino medievale, uno all'italiana, uno alla provenzale e una "terrazza d'onore" disegnata da André Le Nôtre, il "giardiniere" di Louis XIV à Versailles.
Gourdon offre anche molti spunti per chi ama la vita all'aria aperta: escursioni tra i sentieri delle alture e della valle del Loup (Chemin du Paradis, Plateau de Cavillore, GR51), parapendio, sport acquatici sul fiume. Per concludere la visita, vi consiglio di percorrere le Gorges du Loup e di fermarvi ad ammirare le Cascades Saut du Loup (costo 1€)






 Ph Cinzia Corbetta




Si consiglia di visitare Gourdon in primavera ed estate, soprattutto per chi desidera fare attività sportiva. Il villaggio può riservare tuttavia suggestivi scorci anche in autunno e inverno, nelle giornate terse e soleggiate che la riviera è capace di regalare.

info:
Site officiel de Gourdon
Le château de Gourdon


a cura di Cinzia Corbetta

7 novembre 2014

Del Big Ben territoriale e di come ti riconfiguro la geografia della Francia: cronache di una riforma delle Regioni


È scoccata l’ora del millefoglie. E non perchè mi ritrovo a scrivere questo post in preda ad un calo di zuccheri, bensì perché la Francia sta affrontando in questi mesi una delle più grandi riforme della sua storia recente: la riforma territoriale, definita anche la réforme du millefeuille.
Annunciata lo scorso 14 gennaio dal presidente François Hollande, e da tempo sollecitata da Bruxelles, la riconfigurazione degli enti locali sta, infatti, passando dalle parole ai fatti. La decentralizzazione però, si sa, è nemica della concertazione. E se, sia a destra, che a sinistra, tutti concordano sulla necessità di rimettere mano all’architettura territoriale del paese, non sorprende che le differenze di valutazione si manifestino relativamente alle modalità di attuazione.

La complessità e l’importanza di questo dibatitto sono tali da non poter essere esaurite nel breve spazio di un post. Inauguriamo, quindi, una serie di articoli sul tema, di cui seguiremo da vicino l’evoluzione nei prossimi mesi.





Partiamo dalle basi.

Millefoglie territoriale, il perché

La Francia conta 22 regioni (più 5 d’oltre mare), 101 dipartimenti, 2456 strutture pubbliche di cooperazione internazionale (comunità di agglomerazione, metropoli, etc.) e più di 36 000 comuni, per un totale di quattro livelli amministrativi (i famosi strati del millefoglie): comune, inter-comunalità, dipartimento e regione. Ciascuno strato dispone di funzionari, budget propri e aree di competenze più o meno definite. Nel corso del tempo, questa struttura è diventata troppo pesante, troppo costosa, troppo complessa.

Ai più, insomma, il millefoglie è andato di traverso.

Millefoglie territoriale, il percome

Braccio di ferro al Senato prima, all’Assemblée nationale poi, sembrerebbe che il Governo voglia procedere lungo due linee d’azione:

  • Primo step: aumento dei poteri degli enti intercomunali, già in parte avviato l’anno scorso con la legge delle “métropoles”. La legge aveva portato alla nascita di 14 capitali regionali (tra cui la Métropole Nice Côte d’Azur), dotate di uno statuto e di risorse supplementari.
  • Secondo step: sforbiciata alla Regioni (da attuarsi entro il 2017), che passano da 22 a 14. Scompare la clausola di competenza generale: le regioni si concentreranno su settori chiave quali l’economia, e ne guadagneranno di nuovi, quali strade e scuole, fino ad ora gestite dai Dipartimenti, che verranno progressivamente soppressi.
Il criterio di rédecoupage delle regioni, tuttavia, infiamma gli animi. Saranno privilegiate le sinergie economiche fra due regioni? Il senso di appartenenza dei cittadini? La presenza di una sola Metropoli nella regione? La seconda lettura in Parlamento, prevista in autunno, potrebbe riservare altre sorprese.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Super Regioni e super poteri

Le Regioni deterranno lo scettro del potere, avendo ottenuto la competenza economica. Loro il compito di anticipare, a fianco delle imprese, le evoluzioni dei mercati, e di tracciare le linee guida dello sviluppo economico. Le Regioni saranno rese anche più “operative”, configurandosi – nelle intenzioni -  come un interlocutore privilegiato delle imprese. Assoluta novità: la possibilità, per le Regioni, di entrare direttamente nel capitale d’impresa, senza passare attraverso un decreto del Consiglio di Stato.
Ne risulterebbero, dunque, delle Super Regioni, sul modello dei Länder tedeschi.
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui (o se siete passati dall’introduzione alla fine, saltando tutto il resto), riassumo i tre punti chiave de la réforme du millefeuille:
  • Dimezzamento del numero delle Regioni (da 22 a 14) da qui al 1 gennaio 2017. In fila per 22, con il resto di 8.
  • Soppressione dei Consigli Dipartimentali (Conseils Généraux) entro il 2021
  • Soppressione della clausola di competenza generale, che permette attualmente alle collettività locali d’intervenire in tutte le aree di competenza nel momento in cui lo giudicano necessario.

To be continued....

A cura di Eleonora Marampon

5 novembre 2014

Mandelieu-La Napoule: dal 14 al 16 novembre, il Salon Saveurs & Terroirs


Una delle tante cose che Italia e Francia hanno in comune è la straordinaria ricchezza e varietà del territorio: ogni villaggio ha tradizioni antiche legate alla produzione locale, mantenute vive e attuali, grazie ad eventi capaci di attrarre visitatori in ogni momento dell'anno.
La zona di Mandelieu-La-Napoule, per esempio, dove dal 14 al 16 novembre aprirà i battenti la quattordicesima edizione del Salon Saveurs & Terroirs, è celebre per la produzione di mimose.Tutti gli anni, tra fine febbraio e inizio marzo, a Mandelieu-la Napoule (tra Cannes e Théoule -sur-mer), Tanneron e Pégomas (sulle alture retrostanti)  si celebra la "Festa della Mimosa", con sfilate di carri decorati con i fiori, e altre iniziative legate alla fioritura di questo arbusto. Ecco lo straordinario paesaggio che si può godere dalle alture del massiccio di Tanneron a fine inverno: da un lato le alpi ancora innevate, dall'altro la costa, e in mezzo un tripudio di alberi gialli, attraversati dal sentiero dal suggestivo nome di Route d'Or, che parte da Mandelieu e sale fino a Tanneron. Le mimose vengono raccolte ed inviate nelle profumerie di Grasse per la produzione dei famosi profumi.


Ph Cinzia Corbetta

E' in questo quadro che si inserisce il Salone Saveurs et Terroirs, che torna a Mandelieu-La Napoule con una grande varietà di prodotti, per un evento accompagnato da spettacoli musicali ed animazioni che renderanno il weekend piacevole per grandi e piccini. Dopo la Corsica nel 2011, le Antille nel 2012, Crans Montana nel 2013, l’ospite d’onore dell’edizione 2014 sarà la città di Brioude, nel Sud Auvergne.

In questa occasione, lo spazio dedicato a Brioude ospiterà dei produttori locali con le loro specialità gastronomiche, l’Ufficio del Turismo, che presenterà tutte le ricchezze paesaggistiche e culturali della città, e un gruppo musicale che allieterà lo stand e i corridoi del Salone.
Numerose le animazioni in programma: show di cucina con la partecipazione di chef stellati e laboratori di pasta di mandorle per i più piccoli, che avranno modo di avvicinarsi al mondo gastronomico unendo l’arte culinaria al gioco

Tra i Paesi di provenienza degli espositori, l’Italia non poteva certo mancare: il Salone si tingerà, infatti, anche di tricolore, con la presenza di produttori italiani accompagnati dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza: dal parmigiano reggiano al prosciutto, dai sughi per la pasta al limoncello, le eccellenze agroalimentari italiane avranno l’opportunità di farsi conoscere in territorio francese. Il Salone Saveurs et Terroirs presenta, dunque, tutti gli ingredienti per offrire al pubblico tre giorni di gusto e divertimento. Non resta che visitarlo!
info: salon-gastronomie.com

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta


3 novembre 2014

Istruzioni per l’uso: essere in Francia



Italiani e francesi hanno un rapporto amore-odio, ci consideriamo cugini. In effetti abbiamo storie e costumi analoghi e primeggiamo negli stessi ambiti: cucina, moda e arte.

Ci sono tre argomenti di cui un francese e un italiano non dovrebbero mai parlare: il formaggio, il vino, il calcio.
Sul calcio bisognerebbe aprire un capitolo a parte, chi dimentica la celebre “testata” del francese Zidane all’italiano Materazzi durante la finale del mondiale 2006? Siamo stati prossimi ad una guerra italo-francese...! Qualche anno dopo i due calciatori si sono incontrati per caso in un Hotel di Milano, si sono stretti la mano ed hanno fatto pace, (e con loro le due nazioni) con grande soddisfazione di tutti i tifosi francesi ed italiani...
Passiamo alle cose serie:
I francesi sono definiti Sciovinisti, ovvero permeati di una forma di nazionalismo a volte eccessivo.
Viene definita Sciovinista una persona che prova un'ammirazione esagerata verso il proprio Paese. Il nome "Chauvin" viene da Nicolas Chauvin, soldato di Napoleone, entusiasta e fanatico del suo condottiero e della Francia. Quindi una forma di nazionalismo portato alle estreme conseguenze, sopravvalutando idee, leggi, modo di fare ed esprimersi, politica, che sostengono il concetto di identità nazionale e di Nazione.
Il tutto frutto di un percorso storico che fa primeggiare la nazione nel corso dei secoli, un pò come un faro per la politica e la cultura, rispetto agli altri popoli ed alle altre nazioni.
Molti francesi ancor oggi si sentono superiori ai cittadini di nazioni vicine, nella fattispecie anche l’Italia.
Noi li consideriamo talvolta poco simpatici, e ci sembrano vestiti maluccio. Hanno una buona cucina anche se noi italiani li battiamo per varietà, hanno buoni formaggi, e noi non siamo da meno, sugli insaccati siamo noi i maestri, hanno dei buoni vini, ma noi italiani stiamo conquistando il mondo con i nostri, (è ancora guerra aperta per lo Champagne, anche se molti esperti ci dicono che i nostri prodotti sono alla pari), avevano il  primato nella moda che attualmente si è aggiudicata la moda italiana.
Peraltro la Francia è una nazione alla quale siamo legati da solidi rapporti economici, (siamo i secondi partner commerciali gli uni degli altri), rapporti molto forti anche in questi anni, per non parlare delle tradizionali culturali.
La principale differenza tra i cugini transalpini e noi consiste nel fatto che i francesi credono fortemente in loro stessi, non di rado persino più del dovuto. Un tratto del loro carattere nazionale con cui gli italiani hanno sempre fatto i conti da quando la Francia era una grande potenza, che non si rassegna alla fine della sua autorità.

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