19 dicembre 2014

Alcune considerazioni sui collegamenti infrastrutturali




Nel 2015 l’Italia avrà il suo collegamento Milano – Roma, 500 km circa, in “sole” due ore e mezzo. Trenitalia, o almeno il precedente Amministratore Delegato, ha voluto dare quest’annuncio qualche tempi fa in pompa magna. Ovvio che i giornali italiani, hanno ripreso, felici questo grande annuncio.
Un’analisi comparativa dello stato delle infrastrutture con la Francia, tuttavia,  dovrebbe farci riflettere. Tanto per fare un esempio, Non ho letto però da nessuna parte un piccolo appunto.
Nel 1981 la Francia inaugurò la sua prima linea ad alta velocità, Paris – Lyon, 500 km in due ore. 24 anni fa. Da allora la Francia ha continuato ad espandere i propri collegamenti per vedere un Marsiglia – Parigi, oltre 900 km percorso in poco più di tre ore…da centro a centro….Forse i nostri giornalisti non leggono la stampa estera e non viaggiano nel mondo.
Non si spinge il Paese a riprendere una crescita. Ci si lamenta solo, tanto, per trovare delle scuse persino geografiche: la Francia NON ha un massiccio centrale! Tra Francia ed in Inghilterra non esiste un mare! Si cercano degli alibi, delle scuse.
Le nostre stesse aziende riescono a lavorare come subfornitori in altri Paesi, ma nel nostro sono bloccate da lavori annunciati e mai realizzati…nonostante che i denari si spendono lo stesso…basti vedere quanto già speso per il Ponte di Messina.
L’Italia è divisa dal resto del mondo da acqua e da montagne, ed ha una superficie pari quasi alla metà di quella francese. Il nostro Paese è piccolo! Piccolo piccolo rispetto al resto del mondo.
Il nostro Paese negli anni 70 aveva i migliori collegamenti stradali ed autostradali; negli anni ’70 avevamo i migliori collegamenti ferroviari.
Oggi? Oggi quei collegamenti sono rimasti gli stessi; oggi per andare dall’Italia verso la Francia, la Svizzera, la Germania, si <passa per gli stessi passi>…e non c’è bisogno di bussola…si fa la fila, ma prima o poi si passa. Altro che 2014, anzi 2015…tra poco. Il dipartimento delle Alpi Marittime è stato dotato del migliore aeroporto di Francia (sempre dopo sua maestà Paris): quello di Nizza, il quale arriva a 12 milioni di passeggeri. La Costa Azzurra è stata dotata del primo aeroporto per jet privati: quello di Cannes – Mandelieu.
Lo stesso dicasi sul fronte delle infrastrutture portuali: il 60% dei porti turistici di tutta la Francia sono qui. La Costa Azzurra è stata dotata di importantissimi scali da crociera: Monaco, Villefranche, Nizza, Cannes.
Tutto rivolto al mondo. Tutto rivolto all’interno. Tutto pero’ con le spalle verso l’Italia. Tanto che nel 1900 si poteva venire in treno dalla Svizzera alla Francia, passando per la Riviera italiana.
Oggi per andare da Nizza a Milano, o a Torino oppure a Cuneo, e percorrere solo 200 km…si consiglia di prendere la bici…uno sportivo ha un tempo di percorrenza più alto.
Emblematico il caso del collegamenti attraverso la valle del Roya, frontiera naturale divisa tra Italia e Francia, con un tratto ferroviario percorso dai treni di entrambi i paesi. Qui anche le comunicazioni di servizio sono un problema. Se siete in una stazione sul suolo italiano, non dovete fidarvi di quello che dicono gli schermi, (anzi le vecchie televisioni appese al muro): se risulta che non ci sono più treni, fate attenzione, perché non si riferiscono a quelli francesi interni che passano per la Valle del Roya. Idem, se in una stazione a Breil (sul suolo francese) trovate un annuncio in lingua francese che vi informa che non avete più treni che passano di li’…non vi fidate, chiedete a qualche anima errante. Perché parlano dei loro treni, quelli SNCF,  non degli italiani che attraversano la Valle del Roya e da Cuneo arrivano a XXMiglia.
E già, per viaggiare tra la Costa Azzurra e l’Italia, o prendete l’aereo o vi serve una bussola...ah, è vero, oramai avete tutti il GPS!! Noi nel frattempo speriamo sempre che un giorno qualcuno si accorga che i territori di frontiera, non sono più gli angolini di questo o di quel Paese, ma il centro vitale di nuovi regioni! La Costa Azzurra è uno dei territori più ricchi al mondo. La Costa Azzurra è visitata da 20.000.000 (si’ MILIONI) di persone l’anno. Quanto se ne aspettano con ansia, con tanta ansia, per EXPO 2015. Forse, un giorno,  qualcuno in Italia prenderà ad esempio la Costa Azzurra e si accorgerà che potrà valorizzare anche le nostre belle Regioni di (ex) frontiera

Anche se avete un GPS fidatevi della bussola…

a cura di OF

10 dicembre 2014

Lavorare in Francia: intervista a Franco




Continuiamo con la serie di interviste a italiani che vivono e lavorano in Francia: oggi parliamo con Franco, un imprenditore. Franco quattro anni fa ha lasciato l’Italia ed ha aperto un’attività di fotografia e servizi multimediali a Nizza.


Intervista:

DOMANDA: Come vede la situazione lavorativa in Francia?
RISPOSTA: E’ più facile partire, c’è meno burocrazia, cioè, c’è burocrazia, ma ci sono meno enti che controllano e sostanzialmente si è più liberi di iniziare l’attività, sembra che ci siano meno ostacoli ad iniziare. Mi ricordo che tempo fa la boulangerie di fronte a me aveva messo un’insegna a bandiera sul marciapiede ed io avevo chiesto quali permessi avevano chiesto e quali costi per l’insegna e mi hanno guardato come fossi un pazzo... Si mette l’insegna e basta.
Questo è importante: le banche sono ancora volenterose di dare credito. Nell’ultima attività che ho avuto in Italia, un negozio di articoli sportivi, la banca Monte dei Paschi di Siena mi diceva che non potevano darmi credito, c’erano dei parametri che loro dovevano rispettare e non potevano aiutarmi, poi abbiamo ben visto come sono andate le cose, ad altri hanno dato tanti soldi ma erano amici degli amici... e adesso sono pieni di sofferenze. Noi onesti imprenditori non abbiamo avuto credito ed altri... si è visto cos’è successo!
Qui non è così e non è poco!

D: Quali sono secondo lei gli aspetti positivi del lavoro in Francia?
R:Torniamo alle cose dette prima, meno burocrazia fastidiosa. Una cosa interessante per noi imprenditori è che anche se le tasse sono alte come da noi, però sono semplici e arrivano i moduli pre-compilati e, tenersi forte, se si è a credito di imposta i soldi del rimborso arrivano prima di quelli da pagare. Se la scadenza di una tassa è al 20 settembre ed ho pagato troppo, il 15 io mi vedo accreditare il rimborso non tre anni dopo!
L’amministrazione francese è davvero molto buona ed efficiente.

D: Quali sono le difficoltà del lavorare in Francia?
R: Qui c’è questa cosa del Droit au Bail, “diritto di avere un contratto” che può costare anche caro, per aprire un negozio, un’attività. in Italia c’è qualcosa del genere, in effetti per l’ultimo negozio ho dovuto dare una cifra importante al proprietario, in contanti, tipo buona entrata. Qui si mette in bilancio negli attivi, in Italia la cifra non figurava e non è proprio la stessa cosa!
Tenga conto che in quattro anni sono venuti solo due signori dell’equivalente dell’Ispettorato del Lavoro e hanno chiesto il mio nome e quello della mia collaboratrice ma non ci hanno chiesto i documenti...
O sapevano bene chi doveva esserci, o più di tanto non controllano. Pensi che all’inizio emettevo sempre gli scontrini fiscali, ho li la macchina, ma le persone erano scocciate perché non sapevano che farsene. Ho letto che in Italia sull’emissione degli scontrini c’è la guerra, ci sono stati i blitz nei luoghi dei VIP ma mi sembra che così non si risolva niente, l’evasione è altrove.

D: Cosa direbbe ad un italiano che cerca lavoro in Francia?
R: Si può ancora tentare, io venivo qui due-tre giorni alla settimana per qualche mese per cercare il luogo dove aprire l’attività. Ho avuto il problema che non avendo lavoro non mi avrebbero affittato un alloggio, mi sono dovuto appoggiare da un amico e poi ho trovato la mia casa.
Del resto li capisco, non si può sfrattare nemmeno uno che non paga, quindi nessuno si fida di una persona che non ha lavoro. La difficoltà maggiore è stata proprio l’alloggio.


D: Qual'è la percezione del lavoratore italiano in Francia?
R: La mia impressione è che qui a Nizza non si guardi molto da dove uno viene, non so in altre parti della Francia, anche se credo che altrove sia più difficile integrarsi.
Qui a Nizza ci sono persone di tutto il mondo che hanno voglia di lavorare. Certo siamo più accetti di altre nazionalità. I problemi nascono con taluni arabi o cittadini dei paesi dell’Est. Anche con la parte di popolazione araba bisogna stare attenti, la maggior parte è ben integrata e francese a tutti gli effetti, sono gli irregolari a dare problemi, soprattutto dei paesi dell’Est.
Noi italiani siamo invidiati per la cucina, la cultura e l’arte, ma in quanto a capacità di valorizzare quello che abbiamo... c’è da mettersi le mani nei capelli!

D: Che consiglio darebbe ad un-a giovane italiano?
R: Andare in Inghilterra, in Australia ma è molto lontana, comunque i paesi anglosassoni sono i paesi più aperti e si trova lavoro facilmente. Nello stesso periodo in cui abbiamo lasciato l’Italia, un conoscente è andato a Londra, certo il clima è peggiore, i costi per vivere sono alti, ma ha trovato lavoro in pochi giorni.
All’inizio è andato in un posto tipo Mc Donald’s, lavoro di sopravvivenza, poi dopo nemmeno un anno ha trovato un lavoro adatto alla sua qualifica alla Dolby Lab, che si occupa di audio nei cinema.
A Londra i servizi funzionano, treni in orario, buona sanità.
A proposito di treni, qui sono peggio che in Italia, è una specie di farsa, consiglio a tutti di sintonizzarsi alle 7.32 su Riviera Radio, radio inglese della Costa Azzurra con l’elenco dei treni in ritardo... E’ un disastro, o sono in ritardo, o li cancellano, o c’è un guasto!
Qualche volta per sbaglio sono in orario. Nessuno sa perchè, anni fa non era così. Certamente è degradata la situazione dei treni regionali (TER), e per chi lavora è un bel problema ogni giorno.
Abbiamo avuto una stagista che veniva da Mentone qui a Nizza da noi e non era mai in orario per i ritardi dei treni regionali, ben altra musica dei TGV...

Grazie Franco della sua testimonianza, buon lavoro.



A cura di Massimo Felici






5 dicembre 2014

Il valore generato dalle fiere internazionali




Ph Cinzia Corbetta

Per un'azienda, partecipare ad una fiera è un modo relativamente economico per incontrare molti potenziali clienti di persona nello spazio di pochi giorni. Ogni anno in Italia si tengono migliaia di fiere, attraendo milioni di visitatori.
Tuttavia, l'evoluzione dell’economia mondiale ha reso tutti gli operatori fieristici consapevoli del legame esistente tra le fiere e le strategie di espansione internazionale dell’economia. Per poter essere forti in Italia, infatti, è divenuto sempre più importante affacciarsi con vigore sui mercati internazionali, che fungono da volano per valorizzare le specificità della produzione nazionale: agro-alimentare, nautica, arredamento, turismo, tanto per citare qualche esempio. I benefici che discendono da questo percorso sono molteplici, a cominciare dalla possibilità di rintracciare interlocutori difficili da raggiungere altrimenti. I saloni internazionali, infatti, rappresentano valide vetrine per presentare e vendere i propri prodotti, in grado di far ottenere una visibilità che va ben oltre il territorio di appartenenza. Costituiscono un valido strumento per entrare in contatto con nuovi pubblici di riferimento, consolidare la propria credibilità sul mercato e cercare nuovi canali di promozione.
I saloni internazionali, infatti, rappresentano valide vetrine per presentare e vendere i propri prodotti, in grado di far ottenere una visibilità che va ben oltre il territorio di appartenenza. Costituiscono un valido strumento per entrare in contatto con nuovi pubblici di riferimento, consolidare la propria credibilità sul mercato e cercare nuovi canali di promozione.
Proprio per queste ragioni, la presenza di un’azienda in fiera va attentamente preparata: per massimizzare il ritorno di investimento, infatti, occorre dare corpo a una vera e propria pianificazione strategica della propria offerta, che tenga conto non solo degli aspetti legati al proprio prodotto o servizio, ma anche di quegli “asset immateriali”, legati ai bisogni dei consumatori e che puntano al loro soddisfacimento. Quando si vende un prodotto, in altre parole, si vende anche la sua cultura, a maggior ragione in occasione di una fiera all’estero: in un sistema produttivo e industriale abbastanza frammentato, quale appunto quello italiano, i saloni internazionali rappresentano un’occasione importante per valorizzare il brand “made in Italy”.
Le sfide poste dalla globalizzazione richiedono uno sforzo anche agli enti organizzatori delle manifestazioni. Dalla semplice vendita di spazi espositivi si passa a formule sempre più strutturate, che integrano pacchetti di comunicazione a servizi collaterali tesi ad aumentare il valore del “prodotto fiera”: organizzazione di conferenze e workshop BtoB, animazioni, servizi fiscali e amministrativi di supporto all’attività espositiva, logistica integrata, etc.
In Costa Azzurra, La Camera di Commercio Italiana  ha realizzato grandi e piccole manifestazioni negli anni passati, che hanno favorito  il successo di aziende italiane nel mercato francese, e aziende francesi in Italia: basti pensare a L'Italie a Table e a Pain, Amour et Chocolat, che rappresentano il fiore all'occhiello delle iniziative promosse dalla Camera.

Per informazioni:

www.ccinice.org



a cura di Eleonora Marampon

3 dicembre 2014

Lavorare in Francia: intervista ad Anna




Con questo post iniziamo la pubblicazione di una serie di interviste ad italiani che attualmente lavorano in Francia. Ci auguriamo che la condivisione di queste interessanti esperienze possa essere d'aiuto per orientarvi nelle scelte future.


Intervista:

Ho posto alcune domande a mo’ di intervista ad Anna, una giovane connazionale che da alcuni anni ha lasciato l’Italia per lavorare dapprima in Inghilterra e, da alcuni anni, qui in Francia.
Anna attualmente lavora in una multinazionale presente in quasi tutti i paesi europei, ed ho pensato a lei proprio per questa appartenenza, che le permette di avere uno sguardo attento e preciso sulla realtà lavorativa in ambito europeo e francese nello specifico.
Anna ha un lavoro di responsabilità a contatto con clienti di varie nazionalità e un contratto CDI (contratto a tempo indeterminato).

Domanda: Come vede la situazione lavorativa in Francia?
Risposta: Ho la netta sensazione che la situazione sia migliore in Francia che in Italia, molti amici  italiani sono ancora a spasso, pur avendo titoli di studio come il mio. Molti fanno lavori stagionali e finito uno stage ne iniziano un altro, ma pochi sono assunti.
In Francia si sperimenta una maggiore regolazione del lavoro, ci si sente difesi sin dall’inizio del percorso lavorativo. Purtroppo in Italia ho fatto diversi lavori in nero e sottopagati. Certo la situazione anche qui in Francia adesso è cambiata, ora tutti sono assunti con CDD (contratto a tempo determinato) all’inizio del lavoro.
Ho anche notato che nei contratti di lavoro tutto è stabilito, poche aziende non rispettano le regole, gli stipendi sono certi e le date per i pagamenti rispettate.

D: Quali sono, secondo lei, gli aspetti positivi del lavoro in Francia
R: Le regole lavorative sono chiare, in Francia il tirocinio funziona ed è pagato, (circa 400 euro-mese) per 3-4 mesi, la persona è seguita ed indirizzata, dato che il tirocinio serve per poi essere inseriti nella società. Ricordo purtroppo che in Italia il tirocinio non mi garantiva nessuna possibilità di inserimento stabile.
In Francia lo studente che esce dall’Università non è sbandato, è seguito ed aiutato per cercare lavoro, il tirocinio è proposto dall’Università, insomma è più organizzato.

D: E le difficoltà per lavorare in Francia
R: La lingua... imparare bene la lingua! Il francese è molto orgoglioso e vuole che si parli la sua lingua, conoscere il francese è basilare per trovare un lavoro stabile.
Ricordo che in Inghilterra, che è una società molto aperta, si trova lavoro dal mattino alla sera senza problema, (ovviamente un lavoro di basso livello), nessuno guarda l’età, i titoli di studio, la conoscenza della lingua, il colore della pelle... In Francia non è così, gli aspetti formali sono importanti.

28 novembre 2014

Ospitalità italiana: un marchio per i ristoranti Made in Italy nel mondo







Il Made in Italy è sempre più apprezzato all’estero, perfino in paese sciovinista come la Francia.
Negli ultimi anni, soprattutto nel settore alimentare, i prodotti tipici italiani stanno lentamente conquistando una consistente fetta del mercato francese: sui banchi della grande distribuzione si possono finalmente trovare prodotti autenticamente italiani (al posto dei surrogati di un tempo) e si stanno moltiplicando i negozi specializzati nella vendita di soli prodotti italiani di qualità.
Per quanto riguarda la ristorazione, il discorso è più complesso: sulla Riviera Francese i ristoranti che si dichiarano “italiani” sono oltre 600, ma è importante diffidare da questo dato. La vera italianità si nasconde solo in una piccola percentuale di questi: solo il 10 % é gestito da ristoratori italiani e utilizza prodotti di alta qualità.
Come individuare quindi i ristoranti che possono vantarsi di far sognare i propri clienti con le ricette della vera tradizione italiana senza oltrepassare la frontiera? Attraverso il marchio “Marchio Ospitalità Italiana”, sostenuto da Unioncamere in collaborazione con FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – e ISNART – Istituto Nazionale Ricerche Turistiche.
Il  "Marchio Ospitalità Italiana" promuove e certifica i ristoranti ambasciatori del Made in Italy all’estero. Una vera garanzia per chi vuole sentirsi a casa!
Questo progetto di selezione dei veri ristoranti italiani nel mondo, si pone diversi obiettivi: valorizzare la cultura gastronomica italiana, diffondere la tradizione culinaria del Bel Paese promuovendo l’immagine dei ristoranti italiani che adottano determinati standard di qualità opponendosi al fenomeno dell’italian sounding  (l’insieme di prodotti e locali che, con immagini, nomi e colori evocano quelli italiani, ma che in realtà non hanno nessun legame con la qualità, la cultura e le tradizioni del Made in Italy).
Nel corso del salone “L’Italie à Table”, lo scorso giugno, i ristoranti italiani di Nizza sono stati premiati con una cerimonia ufficiale in presenza di Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere: “Grazie a progetti come questo, in cui si combina la tutela della qualità italiana all’estero con la promozione della vera esperienza culinaria dei nostri ristoranti in loco, è possibile continuare a promuovere la maestria gastronomica italiana emozionando con il nostro savoir faire”.
Se sei un ristoratore italiano in Costa Azzurra che ha voglia di valorizzare il proprio ristorante, questo è il progetto che fa per te!
Per maggiori informazioni sul progetto: www.10q.it 

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta

26 novembre 2014

Appunti di viaggio: Roquebrune Cap Martin



Oggi visitiamo un villaggio molto suggestivo, sospeso tra il mare e il cielo: Roquebrune Cap Martin.
Situato tra Mentone e Montecarlo, questo villaggio vanta una storia antica:  abbarbicato sui monti che si gettano a perpendicolo nelle acque turchesi della Costa Azzurra, si sviluppa attorno al castello con il suo impianto urbanistico tipicamente medievale.
Il maniero fu fondato poco prima dell'anno mille dai conti di Ventimiglia, sulla strada romana che collegava l'Italia con la Provenza.  Roquebrune, o Roccabruna come si chiamava allora, divenne possedimento dei Grimaldi (gli attuali principi di Monaco) e fu letteralmente acquistato dalla Francia per quattro milioni di franchi nel 1861!
La caratteristica straordinaria di questo "village perché" (villaggio arrampicato) è la magnifica vista che si gode da molti angoli, soprattutto dalle torri del castello: i monti che lo sovrastano e lo specchio cristallino del mare fanno occhiolino ovunque si posi lo sguardo. Il Principato di Monaco e i grattacieli di Montecarlo sono a portata di teleobiettivo. La sensazione è di poter toccare il cielo o il mare semplicemente allungando la mano…
Un villaggio pittoresco, come direbbero gli inglesi, ricco di angoli deliziosi e suggestivi.






 



Roquebrune si trova nel dipartimento delle Alpi Marittime: qui la cucina del territorio è assimilabile a quella ligure e piemontese delle valli cuneesi. I piatti tipici della regione sono la soupe au pistou (zuppa al pesto), i ravioli, la socca (farinata di ceci) gli gnocchi di patate, la tapenade (pasta d'olive), la polenta.
Anche Roquebrune Cap Martin, come tutti i centri della Costa Azzurra, ospitano festival e manifestazioni interessanti quasi tutto l’anno.
Il prossimo festival in programma è dedicato alla lettura: esposizioni, dibattiti, incontri con 80 autori.
Qui le informazioni: www.lectureenfete.com

A cura di Cinzia Corbetta

24 novembre 2014

Thello raddoppia: presto la nuova linea ferroviaria Marsiglia-Nizza-Milano








Buone nuove per tutti i pendolari e per gli habitués del trasporto ferroviario. Dopo l’apertura, da parte di Thello, del collegamento Venezia-Parigi nel 2011, è la volta della nuova linea ferroviaria diretta tra il sud-est della Francia e l’Italia.
A partire dal prossimo 14 dicembre, infatti, si potrà viaggiare con un collegamento ferroviario diretto da Marsiglia a Milano e viceversa.






L’offerta, per quanto riguarda la frequenza dei treni e gli orari è piuttosto limitata, in quanto Thello effettuerà un solo viaggio giornaliero per collegamento, con partenza da Marsiglia alle ore 15:30 (0re 18:09 da Nizza) e da Milano alle ore 15:10 (arrivo a Nizza alle ore 19:55).
Tuttavia, poter evitare il cambio a Ventimiglia può rivelarsi una comodità alla quale i pendolari transfrontalieri non erano più abituati.
I prezzi sono abbastanza abbordabili: tra 30 e 70 euro per il tragitto Marsiglia-Milano ed entro 15 e 45 euro per Nizza-Milano (prezzo in seconda classe).



E ora due parole su Thello: si tratta di un operatore ferroviario privato formato da una joint venture italo -francese tra le Ferrovie dello Stato e Veolia Transport, che gestisce servizi ferroviari a lunga percorrenza tra Italia e Francia. I treni, appartengono alla flotta Frecciabianca di Trenitalia.
Sul sito ufficiale troverete tutte le informazioni sugli orari, le fermate, le eventuali promozioni, e potrete acquistare i vostri biglietti.

Per ora vi auguriamo buon viaggio, invitandovi a lasciare dei commenti sulla vostra esperienza, positiva o negativa che sia.

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta

19 novembre 2014

Liguria, la più spettacolare pista ciclabile a bordo mare




“L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste
nella scoperta di nuovi paesaggi,
ma nell'avere nuovi occhi”



Con le parole di Marcel Proust iniziamo questa riscoperta delle bellezze paesaggistiche e culturali dei due “fronti”, quello italiano e quello francese, insieme all'amica più comune da queste parti :
la bicicletta.
Infatti con  lei possiamo gustare la Pista Ciclabile del  Parco Costiero del Ponente Ligure,  una delle più lunghe del Mediterraneo.



Lunga complessivamente oltre 20 Km, il percorso è fruibile da pedoni e ciclisti in entrambe le direzioni di marcia.
La Pista Ciclabile nasce sul tracciato costiero della vecchia ferrovia a binario unico tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare, sulla linea FS Genova-Ventimiglia, dismessa nel 2001 e spostata a monte.
La linea è stata bonificata e trasformata nell’attuale pista ciclabile dalla società a maggioranza pubblica Area 24. I primi tratti sono stati completati nel 2008.
Una sosta culinaria a metà strada sarà ovviamente una tappa obbligata....Consideriamola una passeggiata d'allenamento, prima di affrontare la più lunga pista ciclabile d'Europa, che si snoderà entro 18 mesi da Cadice in Spagna ad Atene in Grecia, passando per Barcellona, Nizza, l'Italia del nord, la Croazia e l'Albania,
per un totale di 5900km!






La pista ciclabile costruita sulla Riviera dei Fiori si estende lungo un tratto della stupenda costiera ligure ed attraversa ben 8 Comuni, da Sanremo a San Lorenzo a Mare.
Il progetto della ciclabile, iniziato nel 2008, una volta completo sarà di circa 60 Km coprendo quindi una grossa fetta delle riviera Ligure di Ponente.
La pista permette di percorrere l’itinerario in sicurezza e serenità, grazie alle 28 telecamere di videosorveglianza ed ai numerosi impianti di SOS disponibili per chi dovesse avere bisogno di aiuto.
Tutto il tracciato prevede continui imbocchi diretti dai comuni ogni 350 metri, ed è stato progettato pensando al comfort e alla tranquillità degli utenti. Prevede una serie di punti di sosta con panchine, parcheggi per biciclette, fontanelle per bere, punti ristoro, bar, ristoranti, alberghi per il pernottamento, e stand per il noleggio biciclette.
La pista ciclabile nella riviera ligure di Ponente permette inoltre l’accesso alle innumerevoli spiagge e scogliere incontaminate, alcune un tempo non raggiungibili se non via mare.
La pista è per tutti i gusti e tutte le età: dalle mountain bike alle biciclette da passeggio, fino ai tandem per due o più persone. L’accesso è consentito anche ai pedoni, cui è riservata una corsia apposita, e agli appassionati dei pattini a rotelle o dello skateboard grazie al fatto che l’itinerario è in prevalenza pianeggiante, rettilineo e facile da percorrere, e si snoda in mezzo alla profumata e coloratissima flora costiera della Riviera di Ponente.



Per dare un’idea più precisa della pista, descriviamo il primo tratto lungo 8 km, che va da Sanremo al contiguo stupendo paesino di Bussana.
A partire dalla zona foce, il tracciato segue il mare costeggiando dapprima la magnifica Passeggiata dell’Imperatrice per poi proseguire affiancandosi al Lungomare delle Nazioni, alla zona dell’ex stazione ferroviaria e alla Fortezza di Santa Tecla.
In prossimità del Porto Vecchio, la pista si incunea progressivamente nel nucleo urbano di Sanremo e procede attigua all’Aurelia nel tratto di Corso Orazio Raimondo.
Subito dopo il Porto Vecchio in direzione Arma di Taggia, è presente un tratto distaccato di pista ciclabile contiguo a Corso Trento e Trieste – in prossimità della serie di spiagge ed alberghi del litorale – che si unisce poi al percorso principale all’altezza della spiaggia del Morgana.



L’ultimo tratto della zona Sanremo-Bussana, infine, si dispiega a lato di tutta la zona balneare orientale di Sanremo, costituita da una serie di spiagge molto frequentate in estate da giovani e non. Attraversando un paio di gallerie ben illuminate, la pista prosegue poi verso Arma di Taggia sovrastando gli stabilimenti balneari di Bussana a Mare.

Andrea De Petris
image credits: info-sanremo.com



17 novembre 2014

Rischi psico-sociali e stress nei luoghi di lavoro



Lo stress da lavoro colpisce, nei 28 Stati membri dell’Unione, quasi un lavoratore su quattro con un costo annuo che viene stimato in circa 25 miliardi di euro. Più della metà delle giornate lavorative perse è dovuta a stress. Per sette lavoratori italiani su dieci le cause più comuni dello stress sono legate alla organizzazione del lavoro, ai carichi eccessivi ed agli orari.
Oltre sei lavoratori italiani su dieci indicano fra le cause di stress anche la mancanza di sostegno da parte dei colleghi o superiori, difficoltà di comunicazione all’interno dell’azienda oltre che ruoli e responsabilità poco chiare.
Questi, e molti altri dati e relative analisi, sono stati pubblicati dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi Italiani nel volume a cura di Imma Tomay "Rischio stress lavoro correlato. Le competenze dello psicologo nella valutazione e gestione" - Liguori ed. - 2013.
I dati riportati sono davvero clamorosi, mi colpisce soprattutto la parte di studio in cui si fa riferimento alle relazioni tra i soggetti al lavoro, colleghi, capi e sottoposti, come parte preponderante nella creazione e nel mantenimento di situazioni stressanti.
Ovvero, a parte la difficoltà "oggettiva" del lavoro che si svolge, sempre più peso hanno le relazioni tra i lavoratori stessi, operai, impiegati o quadri.
Relazioni che possono essere fonte di benessere e soddisfazione personale o, al contrario, fonte primaria di quello stress lavoro-correlato, cui faccio riferimento.
Nel settembre di quest’anno a Roma, il Ministero degli Esteri, di concerto con l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro , ha promosso il convegno: “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato”.




 E’ emerso con chiarezza che i motivi principali della condizione di stress, nella quale può finire con il trovarsi un lavoratore del Vecchio Continente sono l’assenza di una sicurezza lavorativa, ovvero lo stato di precarietà, la mole di lavoro da svolgere e l’assenza di un adeguato supporto da parte dei colleghi di lavoro e dei propri diretti superiori. Di fatto, per circa la metà della forza lavoro europea con un’occupazione, lo stress risulta essere una condizione normale.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, così definisce i rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato: “I rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato rappresentano una delle sfide principali con cui è necessario confrontarsi nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro in quanto hanno considerevoli ripercussioni sulla salute delle singole persone, ma anche su quella delle imprese e delle economie nazionali. Circa metà dei lavoratori europei considera lo stress comune nei luoghi di lavoro e ad esso è dovuta quasi la metà di tutte le giornate lavorative perse. Come molte altre questioni riguardanti la salute mentale, spesso lo stress viene frainteso o stigmatizzato. Tuttavia, se li si considera come un problema aziendale anziché una colpa individuale, i rischi psicosociali e lo stress possono essere gestibili come qualsiasi altro rischio per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro”.

Preso atto che il problema c’è ed è serio, molti soggetti istituzionali italiani ed europei pubblici e privati hanno realizzato ricerche, messo a punto questionari e svolto interviste per capire meglio come analizzare il rischio psicosociale.
In Francia è nata la FIRPS , federazione che raggruppa società di consulenza specializzate come Psya, Preventis, Ifa e Stimulus nello studio e nella prevenzione dei rischi psicosociali.





La FIRPS nell’anno 2011 ha stilato un codice deontologico per garantire che le società affiliate operino secondo un codice etico e responsabile nei confronti delle aziende, organizzazioni, ordini professionale ecc, che chiedessero il loro intervento. 
Le attuali 15 società affiliate sono in grado, su richiesta del cliente, di analizzare il rischio psicosociale tramite questionari ed interviste; successivamente proporre soluzioni per attenuare tale rischio e monitorare nel tempo gli indicatori di “sofferenza” e stress.
Vero è che molte aziende si sono mosse solo a seguito di un radicale cambiamento del quadro legislativo: dopo il recepimento nel 2008 dell’accordo-quadro europeo contro lo stress al lavoro, il ministro del Lavoro di allora, Xavier Darcos, aveva annunciato un piano per cui le 2.500 aziende francesi con più di 1.000 dipendenti, entro il primo febbraio 2010, dovevano  attuare delle negoziazioni con i rappresentanti del personale sulla prevenzione dello stress al lavoro, mentre alle Pmi era chiesto di adottare misure concrete di prevenzione.
Comunque il dado è tratto, certo molto è ancora da fare, per arrivare ad avere nelle aziende un “Responsabile del benessere”, come in talune società canadesi o del nord Europa, dato che il benessere dei dipendenti è di importanza strategica rispetto alle sfide del mondo attuale. Quando la gente è felice, c’è meno assenteismo, il lavoro è migliore e i risultati economici si vedono...





a cura di Massimo Felici



12 novembre 2014

Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata...



Difficilmente oggi il film di Zampa del 1971, con la splendida Claudia Cardinale ed il geniale Alberto Sordi, saprebbe rappresentare l'emigrazione contemporanea dall'Italia verso il resto del mondo.




O come racconta Quit su Linkiesta, “Pane e cioccolata , film di Franco Brusati con Nino Manfredi, che racconta le vicende di un immigrato italiano in Svizzera, un dramma con frequenti momenti comici e una memorabile scena grottesco-satirica ambientata in pollaio umano, una sequenza capace di disturbare lo spettatore e di farlo per un motivo. E' stato girato nel 1973 ed è un bel film che narra la parabola senza fine di un uomo alla ricerca di un posto in una nazione che non è la sua, e nel farlo non risparmia nessuno: i biondi e disumani svizzeri, i connazionali italiani che accettano tutto tanto “noi teniamo il sole e il mare”, e, non ultimo, il protagonista stesso.
L’ho visto per la prima volta, dice Quit, l’altra sera in un cinema di Manhattan poco lontano da Central Park, in una sala piena d’italiani che rappresentavano abbastanza fedelmente una certa parte del nostro Paese, quella che comanda: tutti di una certa età (io, un mio amico e degli studenti americani di cinema eravamo gli unici sotto i 45) e tutti vestiti di modo che da quattro isolati di distanza si potesse dire “ehi guarda laggiù, un italiano coi soldi!”.
Alla fine della proiezione, al momento del temibile dibattito, una signora italiana alza la manina ingioiellata e in un buon inglese osserva che in fondo questi poveri immigrati in Svizzera di una volta assomigliano molto a nostri giovani italiani che vengono in America per trovare lavoro, anche se questi ultimi hanno alle spalle delle famiglie benestanti (testuali parole).
Continua Quit “ in questa stupenda, aerodinamica e sibilante cazzata credo fosse magnificamente racchiuso un mondo, e penso che a patto di essere coraggiosi a sufficienza sia interessante provare a esplorarlo.

10 novembre 2014

Appunti di viaggio: Gourdon, uno dei villaggi preferiti dai francesi


Oggi vi porto a visitare un altro gioiello nascosto nell'entroterra della Costa Azzurra: Gourdon, uno dei villaggi preferiti dai francesi, visto che ha partecipato, l’estate scorsa, alla trasmissione del canale France 2,  “le village préféré des français” in rappresentanza della regione Alpes-Provence-Côte d’Azur.
Situato sulle alture della valle del Loup, dalle sue piazze-terrazza si abbraccia una vista che va da Nizza a  Théoule, in pratica una buona parte della Costa Azzurra.  L’aria è rarefatta e le nubi sono così vicine che sembra di poterle toccare.




Gourdon è il tipico villaggio medievale costruito su uno sperone di roccia (en nid d’aigle), di cui è ricca la regione: imperdibili sono la notevole chiesa in stile romanico, risalente al XII secolo, e il castello fondato nel IX secolo.
Purtroppo il castello non è più accessibile al pubblico, ma è possibile visitare il giardino pensile, su appuntamento da aprile a settembre: questo giardino è uno dei più affascinanti che abbia mai visto. In poco spazio, su terrazzamenti appoggiati su archi imponenti, si trovano concentrate le tipologie di giardino che si sono sviluppate nei secoli: un giardino medievale, uno all'italiana, uno alla provenzale e una "terrazza d'onore" disegnata da André Le Nôtre, il "giardiniere" di Louis XIV à Versailles.
Gourdon offre anche molti spunti per chi ama la vita all'aria aperta: escursioni tra i sentieri delle alture e della valle del Loup (Chemin du Paradis, Plateau de Cavillore, GR51), parapendio, sport acquatici sul fiume. Per concludere la visita, vi consiglio di percorrere le Gorges du Loup e di fermarvi ad ammirare le Cascades Saut du Loup (costo 1€)






 Ph Cinzia Corbetta




Si consiglia di visitare Gourdon in primavera ed estate, soprattutto per chi desidera fare attività sportiva. Il villaggio può riservare tuttavia suggestivi scorci anche in autunno e inverno, nelle giornate terse e soleggiate che la riviera è capace di regalare.

info:
Site officiel de Gourdon
Le château de Gourdon


a cura di Cinzia Corbetta

7 novembre 2014

Del Big Ben territoriale e di come ti riconfiguro la geografia della Francia: cronache di una riforma delle Regioni


È scoccata l’ora del millefoglie. E non perchè mi ritrovo a scrivere questo post in preda ad un calo di zuccheri, bensì perché la Francia sta affrontando in questi mesi una delle più grandi riforme della sua storia recente: la riforma territoriale, definita anche la réforme du millefeuille.
Annunciata lo scorso 14 gennaio dal presidente François Hollande, e da tempo sollecitata da Bruxelles, la riconfigurazione degli enti locali sta, infatti, passando dalle parole ai fatti. La decentralizzazione però, si sa, è nemica della concertazione. E se, sia a destra, che a sinistra, tutti concordano sulla necessità di rimettere mano all’architettura territoriale del paese, non sorprende che le differenze di valutazione si manifestino relativamente alle modalità di attuazione.

La complessità e l’importanza di questo dibatitto sono tali da non poter essere esaurite nel breve spazio di un post. Inauguriamo, quindi, una serie di articoli sul tema, di cui seguiremo da vicino l’evoluzione nei prossimi mesi.





Partiamo dalle basi.

Millefoglie territoriale, il perché

La Francia conta 22 regioni (più 5 d’oltre mare), 101 dipartimenti, 2456 strutture pubbliche di cooperazione internazionale (comunità di agglomerazione, metropoli, etc.) e più di 36 000 comuni, per un totale di quattro livelli amministrativi (i famosi strati del millefoglie): comune, inter-comunalità, dipartimento e regione. Ciascuno strato dispone di funzionari, budget propri e aree di competenze più o meno definite. Nel corso del tempo, questa struttura è diventata troppo pesante, troppo costosa, troppo complessa.

Ai più, insomma, il millefoglie è andato di traverso.

Millefoglie territoriale, il percome

Braccio di ferro al Senato prima, all’Assemblée nationale poi, sembrerebbe che il Governo voglia procedere lungo due linee d’azione:

  • Primo step: aumento dei poteri degli enti intercomunali, già in parte avviato l’anno scorso con la legge delle “métropoles”. La legge aveva portato alla nascita di 14 capitali regionali (tra cui la Métropole Nice Côte d’Azur), dotate di uno statuto e di risorse supplementari.
  • Secondo step: sforbiciata alla Regioni (da attuarsi entro il 2017), che passano da 22 a 14. Scompare la clausola di competenza generale: le regioni si concentreranno su settori chiave quali l’economia, e ne guadagneranno di nuovi, quali strade e scuole, fino ad ora gestite dai Dipartimenti, che verranno progressivamente soppressi.
Il criterio di rédecoupage delle regioni, tuttavia, infiamma gli animi. Saranno privilegiate le sinergie economiche fra due regioni? Il senso di appartenenza dei cittadini? La presenza di una sola Metropoli nella regione? La seconda lettura in Parlamento, prevista in autunno, potrebbe riservare altre sorprese.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Super Regioni e super poteri

Le Regioni deterranno lo scettro del potere, avendo ottenuto la competenza economica. Loro il compito di anticipare, a fianco delle imprese, le evoluzioni dei mercati, e di tracciare le linee guida dello sviluppo economico. Le Regioni saranno rese anche più “operative”, configurandosi – nelle intenzioni -  come un interlocutore privilegiato delle imprese. Assoluta novità: la possibilità, per le Regioni, di entrare direttamente nel capitale d’impresa, senza passare attraverso un decreto del Consiglio di Stato.
Ne risulterebbero, dunque, delle Super Regioni, sul modello dei Länder tedeschi.
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui (o se siete passati dall’introduzione alla fine, saltando tutto il resto), riassumo i tre punti chiave de la réforme du millefeuille:
  • Dimezzamento del numero delle Regioni (da 22 a 14) da qui al 1 gennaio 2017. In fila per 22, con il resto di 8.
  • Soppressione dei Consigli Dipartimentali (Conseils Généraux) entro il 2021
  • Soppressione della clausola di competenza generale, che permette attualmente alle collettività locali d’intervenire in tutte le aree di competenza nel momento in cui lo giudicano necessario.

To be continued....

A cura di Eleonora Marampon

5 novembre 2014

Mandelieu-La Napoule: dal 14 al 16 novembre, il Salon Saveurs & Terroirs


Una delle tante cose che Italia e Francia hanno in comune è la straordinaria ricchezza e varietà del territorio: ogni villaggio ha tradizioni antiche legate alla produzione locale, mantenute vive e attuali, grazie ad eventi capaci di attrarre visitatori in ogni momento dell'anno.
La zona di Mandelieu-La-Napoule, per esempio, dove dal 14 al 16 novembre aprirà i battenti la quattordicesima edizione del Salon Saveurs & Terroirs, è celebre per la produzione di mimose.Tutti gli anni, tra fine febbraio e inizio marzo, a Mandelieu-la Napoule (tra Cannes e Théoule -sur-mer), Tanneron e Pégomas (sulle alture retrostanti)  si celebra la "Festa della Mimosa", con sfilate di carri decorati con i fiori, e altre iniziative legate alla fioritura di questo arbusto. Ecco lo straordinario paesaggio che si può godere dalle alture del massiccio di Tanneron a fine inverno: da un lato le alpi ancora innevate, dall'altro la costa, e in mezzo un tripudio di alberi gialli, attraversati dal sentiero dal suggestivo nome di Route d'Or, che parte da Mandelieu e sale fino a Tanneron. Le mimose vengono raccolte ed inviate nelle profumerie di Grasse per la produzione dei famosi profumi.


Ph Cinzia Corbetta

E' in questo quadro che si inserisce il Salone Saveurs et Terroirs, che torna a Mandelieu-La Napoule con una grande varietà di prodotti, per un evento accompagnato da spettacoli musicali ed animazioni che renderanno il weekend piacevole per grandi e piccini. Dopo la Corsica nel 2011, le Antille nel 2012, Crans Montana nel 2013, l’ospite d’onore dell’edizione 2014 sarà la città di Brioude, nel Sud Auvergne.

In questa occasione, lo spazio dedicato a Brioude ospiterà dei produttori locali con le loro specialità gastronomiche, l’Ufficio del Turismo, che presenterà tutte le ricchezze paesaggistiche e culturali della città, e un gruppo musicale che allieterà lo stand e i corridoi del Salone.
Numerose le animazioni in programma: show di cucina con la partecipazione di chef stellati e laboratori di pasta di mandorle per i più piccoli, che avranno modo di avvicinarsi al mondo gastronomico unendo l’arte culinaria al gioco

Tra i Paesi di provenienza degli espositori, l’Italia non poteva certo mancare: il Salone si tingerà, infatti, anche di tricolore, con la presenza di produttori italiani accompagnati dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza: dal parmigiano reggiano al prosciutto, dai sughi per la pasta al limoncello, le eccellenze agroalimentari italiane avranno l’opportunità di farsi conoscere in territorio francese. Il Salone Saveurs et Terroirs presenta, dunque, tutti gli ingredienti per offrire al pubblico tre giorni di gusto e divertimento. Non resta che visitarlo!
info: salon-gastronomie.com

a cura di Eleonora Marampon e Cinzia Corbetta


3 novembre 2014

Istruzioni per l’uso: essere in Francia



Italiani e francesi hanno un rapporto amore-odio, ci consideriamo cugini. In effetti abbiamo storie e costumi analoghi e primeggiamo negli stessi ambiti: cucina, moda e arte.

Ci sono tre argomenti di cui un francese e un italiano non dovrebbero mai parlare: il formaggio, il vino, il calcio.
Sul calcio bisognerebbe aprire un capitolo a parte, chi dimentica la celebre “testata” del francese Zidane all’italiano Materazzi durante la finale del mondiale 2006? Siamo stati prossimi ad una guerra italo-francese...! Qualche anno dopo i due calciatori si sono incontrati per caso in un Hotel di Milano, si sono stretti la mano ed hanno fatto pace, (e con loro le due nazioni) con grande soddisfazione di tutti i tifosi francesi ed italiani...
Passiamo alle cose serie:
I francesi sono definiti Sciovinisti, ovvero permeati di una forma di nazionalismo a volte eccessivo.
Viene definita Sciovinista una persona che prova un'ammirazione esagerata verso il proprio Paese. Il nome "Chauvin" viene da Nicolas Chauvin, soldato di Napoleone, entusiasta e fanatico del suo condottiero e della Francia. Quindi una forma di nazionalismo portato alle estreme conseguenze, sopravvalutando idee, leggi, modo di fare ed esprimersi, politica, che sostengono il concetto di identità nazionale e di Nazione.
Il tutto frutto di un percorso storico che fa primeggiare la nazione nel corso dei secoli, un pò come un faro per la politica e la cultura, rispetto agli altri popoli ed alle altre nazioni.
Molti francesi ancor oggi si sentono superiori ai cittadini di nazioni vicine, nella fattispecie anche l’Italia.
Noi li consideriamo talvolta poco simpatici, e ci sembrano vestiti maluccio. Hanno una buona cucina anche se noi italiani li battiamo per varietà, hanno buoni formaggi, e noi non siamo da meno, sugli insaccati siamo noi i maestri, hanno dei buoni vini, ma noi italiani stiamo conquistando il mondo con i nostri, (è ancora guerra aperta per lo Champagne, anche se molti esperti ci dicono che i nostri prodotti sono alla pari), avevano il  primato nella moda che attualmente si è aggiudicata la moda italiana.
Peraltro la Francia è una nazione alla quale siamo legati da solidi rapporti economici, (siamo i secondi partner commerciali gli uni degli altri), rapporti molto forti anche in questi anni, per non parlare delle tradizionali culturali.
La principale differenza tra i cugini transalpini e noi consiste nel fatto che i francesi credono fortemente in loro stessi, non di rado persino più del dovuto. Un tratto del loro carattere nazionale con cui gli italiani hanno sempre fatto i conti da quando la Francia era una grande potenza, che non si rassegna alla fine della sua autorità.

31 ottobre 2014

Eco-vallée: alcuni buoni motivi per tenerla d’occhio se cerchi lavoro




Se sei un italiano che vive in Costa Azzurra, il nome Eco-vallée ti risulterà senz’altro familiare.
Se invece stai pensando di trasferirti qui per lavoro..beh, potresti trovare interessanti le prossime righe.
Al centro della vasta pianura che si estende ai margini della Métropole Nice Côte d’Azur , lungo il corso del fiume Var, tra gli ultimi terreni ancora coltivati e le discariche di automobili, si trova, infatti, il cuore di una delle più imponenti opere di riqualificazione della Francia degli ultimi anni, l’Eco-vallée.




© Nice Côted'Azur/Willmotte Associés

Il progetto mira a creare una zona urbana sostenibile ed autonoma dal punto di vista energetico in grado di diversificare l’economia locale, basata su turismo e servizi.
La riqualificazione si svilupperà in diverse fasi, con opere quali la nuova linea del tramway nel 2017, il futuro Polo di scambio multimodale e il centro internazionale d’affari Grand-Arénas, che ha già attirato numerose imprese quali IBM, EDF e GDF-Suez e che creerà 20 000 posti di lavoro da qui al 2020 (a fronte dei 4000 già creati).

Alla fine del 2016, inoltre, anche Ikea sbarcherà in Costa Azzurra, vicino al nuovo stadio ecologico Allianz Riviera, che ospiterà i prossimi Europei. L’installazione del colosso svedese, che creerà circa 350 posti di lavoro, prevederà uno store Ikea di ultima generazione ad alto risparmio energetico, con parcheggi interrati, un tetto vegetalizzato di 40 000mq e 200 uffici commerciali. Accanto all’Ikea sorgerà, inoltre, un nuovo centro commerciale, Nice One, di 22 700mq.

Per tutte queste ragioni, la Metropoli di Nizza diventerà nei prossimi anni una zona estremamente dinamica, anche dal punto di vista dell’impiego. E qui veniamo all’aspetto interessante: per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, la Métropole, la CCI e la Chambre des Métiers et de l’artisanat des Alpes Maritimes hanno creato una piattaforma per la gestione delle risorse umane delle 6 000 aziende attualmente presenti nell’Eco-vallée: l’e-DHR. Un punto di riferimento unico  per tutte le offerte di lavoro che accompagneranno lo sviluppo dell’area.
Dateci un’occhiata! ecovallee-plaineduvar.fr

a cura di Eleonora Marampon

29 ottobre 2014

Appunti di viaggio: Vence, un gioiello provenzale


Oggi vi porto a visitare un piccolo gioiello nelle vicinanze di Nizza, Vence. Situato a pochi chilometri dalla più mondana Saint Paul de Vence, questo villaggio arroccato conserva le caratteristiche tipicamente provenzali, e vanta una storia antichissima.
Già abitato da tribù di celto-liguri (gli antichi abitanti di queste zone), fu conquistato dai romani nel 151 a.C. ed entrò a far parte della prima provincia dell'Impero fuori dall'Italia: la Provenza. 
Vence conserva ancora la sua anima medievale, a partire dalle mura di cinta del XIII sec. che  racchiudono la città antica. Vi si accede passando dalle cinque antiche porte perfettamente conservate, e si percorrono le vie strette e tortuose pregustando le numerose scoperte: le torri, i resti di un arco di trionfo romano, bifore e trifore che occhieggiano dai muri in pietra, fontane dalle quali zampilla un’acqua fresca e trasparente, piazzette raccolte e segrete.
Vence custodisce tesori di epoche successive, perfettamente armonizzati nel tessuto più antico, come la Cathédrale Notre-Dame de la Nativitè: stretta tra l’imponente torre di Saint Lambert e un palazzo, grazie alla leggiadra facciata, rimaneggiata in stile barocco, riesce a farsi notare e ammirare.

Ph Cinzia Corbetta

Vence ha un legame molto importante e antico con l'acqua: i romani vi costruirono un acquedotto per alimentare le terme e il fossato, attingendo direttamente da fonti nelle vicinanze.
Oggi questo legame è testimoniato dalla  bellezza e abbondanza delle sue fontane, ben 25: una idea interessante per una visita è quella di percorrere la "via dell'acqua" e visitare la fonte, il lavatoio e le fontane. Quest'ultime vengono festeggiate nel mese di  maggio con “fête des fontaines”, una festa che coinvolge tutta la cittadina.


Ph Cinzia Corbetta


Per gli amanti della natura il territorio di Vence offre numerose possibilità: innanzi tutto le “randonnées” (escursioni a piedi) lungo una rete di sentieri accessibili a tutti tra boschi e colline, con uno sguardo al magnifico panorama della Costa Azzurra.
Vence è famosa anche per essere la “città dei pittori”, visto che ha ispirato numerosi e celebri artisti contemporanei: Marc Chagall, Raoul Dufy, Arman e sopratutto Henri Matisse, che fuggì da Nizza durante l’ultima guerra e si rifugiò a Vence, restandoci per sei anni.
In questo periodo Matisse concepì l’opera che avrebbe coronato il suo percorso artistico, la Chapelle du Rosaire. Finita di costruire nel 1952, è stata progettata interamente dall’artista ed è unica nel suo genere. La luce penetra nella cappella attraverso le vetrate colorate, creando una atmosfera magica e leggera. Assolutamente da visitare!

Ph Cinzia Corbetta

Infine, una nota golosa: come quasi tutte le città e i paeselli di Francia, anche Vence ha il suo piatto tipico. Si tratta di un dolce, il Craquelin. Alla vista sembra una piccola veneziana, con le mandorle e la glassa croccante in cima, ma l'impasto è simile alla pâte brioche ed è aromatizzato al miele.

Ph Cinzia Corbetta


Di seguito alcune info per chi volesse visitare Vence

Office de Tourisme de Vence
Place du Grand Jardin
06140 VENCE
Tél. 04 93 58 06 38
Sito
Mail : officedetourisme@vence.fr

Chteau de villeneuve, ospita esposizioni di arte moderna e contemporanea.
Chapelle du Rosaire, capolavoro di Matisse
Percorso dell'acqua

Eventi

Fête des Fontaines a maggio
Festi'vence festival musicale a giugno-luglio
Nuits du sud festival musicale a luglio-agosto



a cura di Cinzia Corbetta










24 ottobre 2014

Dieci consigli per lo sviluppo delle vostre attività

Buona giornata ai lettori di Marcopolo Cotedazur.
Oggi vorremmo condividere una sorta di vademecum in dieci punti per tutti gli imprenditori o i responsabili di Istituzioni che volessero sviluppare o promuovere la loro attività in Francia.
Si tratta di consigli “in pillole” che sicuramente approfondiremo nei prossimi mesi, e che rappresentano un primo approccio per orientarsi in un contesto, complesso ma stimolante. Per favore leggeteli attentamente perché l'arte di arrangiarsi, di improvvisare, di fare appello al nostro italico genio, non è detto che debba sempre essere una regola. Magari se facessimo ricorso ad un minimo di programmazione, ad un pizzico di  organizzazione, potremmo utilizzare il nostro "genio" solo per le situazioni di emergenza, come eccezione e non come regola. A che servono le bussole se non ci fidiamo dell'ago...


1) Osservare per decidere al meglio
In un contesto di globalizzazione e di super-comunicazione, nell’era di internet dove nessuno può agire senza doversi confrontare con il proprio vicino, qualsiasi amministrazione o impresa, prima di lanciarsi a testa bassa in un progetto, deve osservare altrove, e scoprire quali sono i problemi che altri hanno dovuto affrontare, come li hanno fronteggiati e quali sono state le strategie di maggior successo. Ad esempio, quando la Francia ha scelto di creare i poli di competitività, ha, per prima cosa, studiato in maniera approfondita tutti i parchi tecnologici internazionali, per trarne tutte le informazioni utili prima di passare alle fasi operative del progetto.
2) Il successo nella diversità
Noi pensiamo fermamente che la diversità sia la chiave per il successo. Questo concetto vale sia nelle amministrazioni che nelle imprese: un’equipe vincente è un’equipe ben equilibrata al suo interno, composta da elementi complementari tra loro. Una riunione di differenti conoscenze, competenze e modi di essere che permettono di ottenere risultati vincenti.
3) Mettere in comune le competenze e promuovere la collaborazione
Le imprese si preoccupano sempre dei propri competitors, ma molto spesso le competenze della concorrenza sono complementari alle vostre. Un’alleanza può permettere un’accelerazione del vostro sviluppo. Mettere in comune le competenze e promuovere la collaborazione, in un contesto di crisi e di globalizzazione, facilita la creazione dei poli locali di competenze, permettendo di distinguersi e ottenere visibilità a livello internazionale.

20 ottobre 2014

Benvenuti nel blog MarcoPolo Côte d’Azur

Benvenuti nel blog MarcoPolo Côte d’Azur

Buongiorno a tutti e benvenuti nel nuovo blog MarcoPolo Côte d’Azur!
Già il nome suggerisce quali saranno i contenuti di questo spazio virtuale.
Tutti conosciamo Marco Polo (Venezia 1254-1324): le sue cronache, note con il titolo “Il Milione”, narrano del suo viaggio e della sua permanenza in Cina.
Per noi, la sua figura rappresenta il modello di viaggiatore ideale, un mercante con l’anima dell’esploratore.
Pare che Marco Polo avesse portato dalla Cina una bussola e, anche se si tratta solo di una leggenda, a noi piace pensare a quanta ricchezza materiale e culturale sia stata generata da questi scambi tra paesi lontani.
Italia e Francia non sono così lontane, tutt’altro… Noi pensiamo tuttavia che gli strumenti di orientamento, anche per i viaggiatori del terzo millennio, non siano mai abbastanza.
L’ago della bussola del nostro blog indica la direzione del tragitto dall’Italia alla Francia: non a caso, il nostro intento è quello di fare di MarcoPolo Côte d’Azur uno strumento di orientamento per tutti gli italiani che desiderano venire in Costa Azzurra per lavorare, fare impresa o semplicemente per diletto. E, poiché in questa regione vive una consistente comunità di italiani, vogliamo suggerire anche percorsi suggestivi per chi volesse riscoprire il proprio paese, magari coinvolgendo, pourquoi pas, gli amici francesi.
MarcoPolo Côte d’Azur è un diario di viaggio creato da un gruppo  di italiani che vivono in Costa Azzurra, ognuno con il suo bagaglio di esperienze e di storie da raccontare. Persone approdate in questa magnifica regione per motivi diversi, in tempi e con aspettative diverse.
Così come Marco Polo è stato scrittore, ambasciatore, viaggiatore e mercante, alcuni di noi sono già, o si apprestano ad essere scrittori, per informarvi di tante cose vicine e lontane che accadono intorno a noi…
Ambasciatori, ovvero rappresentanti delle eccellenze e capacità italiane, da fare conoscere e sostenere, pronti anche ad imparare ciò che popoli a noi vicini hanno da offrire.
Anche viaggiatori, dato che vi proporremo alcune mete raggiungibili comodamente, se avrete la voglia di seguirci… Per la Cina ancora non siamo pronti, ma uno di noi c’è già stato e ve la potrà (almeno) raccontare…
Mercanti: come Marco Polo, siamo curiosi di conoscere nuove terre, essere apprezzati e, soprattutto, capire usi e costumi dei paesi in cui viaggeremo, dato che per fare buoni commerci occorre sapere bene con chi e che cosa si ha a che fare!
Insieme: Marco Polo non sarebbe mai arrivato da solo nel mitico Catai se non avesse avuto vicino il padre Niccolò e lo zio Matteo. Ebbene, con le nostre competenze e conoscenze, assieme a voi, potremo partire per un viaggio, magari a tappe, e perché no, arrivare sino in Cina…

Buona navigazione!

Il Gruppo MarcoPolo Cote d’Azur










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